Vicolo della Fontana

tr2-vicolo-della-fontana-2Oggi Vicolo della Fontana è una stradina che da via Nomentana, a fianco a Villa Paganini, arriva a via delle Alpi dove prosegue con il nome di via Dalmazia.

Da tempo immemorabile, una scorciatoia permetteva a coloro che entravano o uscivano dalla città da Porta Salaria e dovevano imboccare la via Nomentana di accorciare il percorso. E’ il vicolo della Fontana Continue reading

Piazza Fiume

E’ la piazza esterna alla antica porta Salaria, oggi demolita. Il suo nome deriva dal fatto che in tutta l’area dietro la piazza, appartenente sia al quartiere Pinciano, che al quartiere Salario e al retrostante quartiere Trieste, strade e piazza hanno il nome di fiumi d’Italia.

Da piazza Fiume inizia via Salaria e l’antico vicolo delle Fontana che portava dalla porta Salaria alla via Nomentana.

In piazza Fiume sorge il palazzo della Rinascente (Franca Helg e Franco Albini 1956) e poco più il la su corso Italia, villa Calderai, una volta conosciuta come antica gelateria Fassi per via del bar aperto per decenni nel giardino.

La strada (o piazza) in oggetto è considerata di “grande viabilità”, corrispondentemente la sua manutenzione è responsabilità dell’Unità Manutenzione Strade di Roma Capitale.

Nei Dintorni: Villa Albani, Villa Capizzucchi, Tomba Cornelia,

Villa Albani

sa1-villa-albani-da-un-attico-di-via-di-villa-albani Villa Albani sorge nell’isolato tra via Salaria, via Adda, viale Regina Margherita, via Savoia e via di Villa Albani. Il cancello principale della villa è in via Salaria 92.

Percorrendo via Salaria da piazza Fiume, uno dei posti più trafficati della città, dopo tre isolati, sulla destra si nota un imponente cancello e inizia un lungo muro. Varcare il cancello ed entrare nel giardino del parco significa lasciarsi dietro il caos urbano per entrare in una dimensione che sembra fuori del tempo, in un’oasi di tranquillità e verde nel cuore di Roma. E’ l’attuale residenza del principe Torlonia, nota come Villa Albani. Ma non è solo la pace che caratterizza questo luogo, siamo in un luogo di notevole importanza per tutti i cultori dell’arte classica, italiani e non.

sa1-villa-albani-giuseppe-vasi-incisione-17La villa è una delle più alte espressioni del particolare gusto antiquario affermatosi alla metà del Settecento, quando Roma era divenuta meta privilegiata del Grand Tour. Magnifico il parco della villa con statue, frammenti di scavo e fontane.

Nella villa sono conservati preziosi originali greci, statue, erme, rilievi e marmi romani, gli affreschi della Tomba Francois di Vulci (IV secolo a.C.) che si possono ammirare a distanza ravvicinata appoggiati come sono su una rastrelliera in ferro. All’interno del salone del casino, troviamo la galleria del Parnaso realizzata nel 1756 dal pittore neoclassico Anton Raphael Mengs. Nella stanza attigua, detta Sala di Antinoo, si trova la straordinaria scultura originale greca che raffigura Antinoo, favorito dell’imperatore, proveniente da Villa Adriana, e inserito dal Marchionni nel camino. Nella Quadreria sono conservati capolavori di alcuni dei maggiori maestri dell’arte europea: Nicolò da Foligno, Perugino, Gherardo delle Notti, van Dyck, Tintoretto, Ribera, Guercino, Giulio Romano, Borgognone, Luca Giordano, David, Vanvitelli e altri. Quadri tutti rigorosamente legati a questo straordinario contesto: l’unico luogo nel quale possono essere scoperti e ammirati.

sa1-villa-albani-canopo La collezione qui contenuta è da sempre considerata una delle più inaccessibili del mondo. Si racconta che, per vederla, il grande archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli si travestì da netturbino, incaricato di ritirare la spazzatura. Il principe Torlonia ogni tanto permette a piccoli gruppi la visita.n questo modo, in questa dimora privata ancora oggi abitata, vi si possono ammirare anche alcune opere della collezione più ambita del mondo.

La villa è villa di campagna dal cardinale Alessandro Albani, nipote del papa Clemente XI, edificata dall’architetto Carlo Marchionni su commissione, in una grande proprietà tra via Salaria ed il vicolo della Fontana, che già nel 1748 nella pianta del Nolli figurava come “villa Accoramboni Ercolani ed Orsi ora Alessandro Albani card.”.  i lavori sono portati a termine nel 1758.

Il cardinale Albani è un grande appassionato ed esperto di arte classica e, seguendo la tradizione delle ville suburbane, fa della sua villa un luogo di delizie culturali. Raccoglie nella sua residenza una vastissima collezione di opere, vi organizza concerti, danze e commedie e vi ospita numerosi artisti e antiquari così da farne uno dei più rinomati centri culturali europei del secondo ‘700.Tra le personalità di maggior spicco che risiedettero nella villa ricordiamo Johann Joachim Winckelmann che ne fu bibliotecario e che qui scrisse il suo celebre trattato di storia dell’arte nell’antichità e Anton Rafael Mengs, considerato uno dei maggiori teorici del Neoclassicismo.  Winckelmann è il padre del gusto antiquario e l’inventore delle teorie estetiche neoclassiche attraverso la rilettura delle opere dell’Antichità. E’ a lui che va attribuita l’elaborazione del programma iconografico seguito da Anton Raphael Mengs, che culmina nella realizzazione del Parnaso sul soffitto del salone al piano nobile della Villa.  E’ lui che introduce una nuova concezione del “collezionismo”. Fino ad allora infatti, le opere d’arte classiche ritrovate sono servite per abbellire le dimore della nobiltà, qui invece ha origine l’archeologia, intesa come strumento per comprendere i popoli antichi ed illustrare l’arte nei secoli e, anche grazie a questo approccio scientifico, che si concretizza nella collezione dl cardinale Albani,, nasce a Roma il movimento neoclassico in cui operarono personaggi locali e internazionali, tra cui Francesco Piranesi.

Nel periodo dell’occupazione napoleonica la favolosa collezione di sculture antiche del Cardinale è depredata dai francesi e dopo il 1815, alla restaurazione, soltanto poche opere tornano a Roma. Il principe Albani infatti, non vuole sostenere le spese di trasporto da Parigi a Roma e ne vende una parte al Re di Baviera.

Nel 1868 la villa è acquistata dai Torlonia che trasferiscono buona parte della collezione nel proprio palazzo in Via della Lungara.  Alessandro Torlonia fa realizzare diversi lavori di restauro e fece incidere sulla facciata le seguente targa a caratteri bronzei: ALEXANDER ALBANI VIR EMINENTISSIMUS INSTRUXIT ET ORNAVIT / ALEXANDER TORLONIA VIR PRINCEPS IN MELIUS RESTITUIT (L’eminentissimo signor Alessandro Albani costruì e adornò, / il principe Alessandro Torlonia restaurò al meglio).

Nel settembre del 1870, Raffaele Cadorna stabilisce qui il suo quartier generale e in una delle stanze della villa, dopo la breccia di porta Pia e la conquista di Roma da parte dei piemontesi, la resa di Roma da parte dello Stato Pontificio è firmata da Hermann Kanzler.

Pochi decenni dopo il parco della villa è soggetto a una lottizzazione. Nasce via Adda, via Basento, via Po, Viale Regina Margherita e scompare tutto il parco a nord ovest della Casina nobile.

Il casino nobile della Villa è un perfetto esempio di architettura classicista con il porticato a piano terreno, le colonne, le edicole finestre e la balaustra di coronamento con le statue. Ogni ambiente aveva un proprio carattere; nel portico del palazzo erano sistemate le statue degli imperatori romani, nelle due gallerie laterali le statue dei poeti e generali, nel portico del Coffehaus le statue degli dei.

La villa è impostata su due assi principali corrispondenti ai due accessi: il primo ingresso sulla via Salaria conduce a un giardino diviso da viali a raggiera che partivano da un piazzale, al centro del quale era una colonna con lo stemma della famiglia Albani. Un secondo giardino all’italiana era invece scandito da terrazze su più livelli e si estendeva tra il palazzo ed un edificio chiamato Canopo o Coffehaus. Oltre il Coffehaus, dove ora sono le abitazioni su via di Villa Albani, via Savoia e via Nizza scorreva un corso d’acqua, che scendeva in basso con sette cascate, raggiungendo l’altra entrata della villa sul vicolo della Fontana, che collegava la via Nomentana con Porta Salaria (lungo il percorso dell’attuale via Nizza). A Villa Albani anche lo splendido giardino intorno al palazzo costituisce una cornice appropriata alle opere della collezione con la presenza di pittoresche rovine, statue ed elementi naturali che si fondevano in un armonico rapporto tra antico e moderno. Presso la zona del Biliardo, per esempio, si trovava un tempietto, usato come voliera. Sarà per la cura con la quale le siepi e gli alberi disegnano un giardino decorato di statue e fontane ma sono poche le residenze cittadine che possono vantare la stessa raffinatezza (Villa Tasca a Palermo, Villa Belpoggio a Bologna … ).

Villa Albani non è accessibile al pubblico. Le visita sono concesse generalmente ai soli studiosi o piccoli gruppi, previa richiesta scritta all’amministrazione Torlonia, in via della Conciliazione 30.

Villa Albani è citata ne “Il Piacere” di Gabriele D’Annunzio: “una villa, come quella d‘Alessandro Albani, dove i bussi profondi, il granito rosso d’Oriente, il marmo bianco di Luni, le statue della Grecia, le pitture del Rinascimento, le memorie stesse del luogo componessero un incanto intorno a un qualche suo superbo amore.” (pag.19) e
“la Villa Albani, fredda e muta come un chiostro, selva di marmi effigiati e museo di bussi centenarii, ove dai vestibili e dai portici, per mezzo alle colonne di granito, le cariatidi e le erme, simboli d’immobilità, contemplano l’immutabile simetria del verde;” (pag.43)

Immagini esterne:

Per approfondire:

Pagine correlate: le cave di villa Albani,

Nei dintorni: Mausoleo di Lucilio Peto, MACRO, Stabilimento della Birra Peroni,

Corso d’Italia

pi1-viadotto-di-corso-ditaliaLungo le Mura Aureliane, da Porta Pia a Porta Pinciana, passando davanti Porta Salaria (piazza Fiume) corre un ampia viale una volta completamente alberato: corso d’Italia.

Corso di Italia fu realizzato intorno al 1885 ed è un tratto del grande viale che costeggia esternamente le Mura Aureliane da Castro Pretorio al Tevere, costuituito da viale del Policlinico, corso dItalia, viale del Muro Torto.

Il suo nome deriva dal fatto che lungo il suo percorso si trova la Breccia di Porta Pia (il monumento davanti alla Breccia sarà costruito dieci anni dopo) e il quartiere restrostante (il rione Sallustiano e il rione Ludovisi) hanno le strade intitolate alle regioni italiane.

Come molti viali principali della nuova capitale, è piantato a platani e nel Novecento percorso da linee tramviarie. Ma Il viale pi1-corso-ditalia-1950-romasparitaalberato fu praticamente distrutto nel 1960 anno in cui, per l’Olimpiade, furono eliminati i tram e realizzati i sottovia per realizzare una strada di scorrimento per agevolare il traffico automobilistico tangenziale al centro di Roma.

Il corso inizia a Porta Pia e segue le Mura Aureliane.

A destra:

  • piazzale di Porta Pia
  • la Breccia di Porta Pia
  • via Augusto Valenziani
  • via Sulpicio Massimo
  • sa1-breccia-di-porta-pia-colonna-commemorativain alto la latrina pensile sulle mura
  • piazza Fiume in corrispondenza dell’antica Porta Salaria, oggi demolita
  • via Piave
  • via Lucania
  • Tuttis omnium perfectissima
  • via Romagna
  • via Piemonte
  • via Abbruzzi, all’angolo la Fons Ludovisia
  • via Toscana
  • via Marche
  • piazzale Brasile con Porta Pinciana

A sinistra:

  • piazzale di Porta Pia, tra Porta Pia e piazza Fiume, la parte del quartiere Salario costruito sul giardino di Villa Capizzucchi
  • via Alessandria
  • via Andrea Ripa
  • piazza Fiume, con via Bergamo, via Nizza e via Salaria
  • all’angolo il palazzo della Rinascente,del 1961, di Franco Albini e Franca Helg
  • pi1-villino-calderaial n. 45 villa Calderai segnata dalla torre d’angolo e dai delicati motivi ornamentali, meglio conosciuta gelateria Fassi per via della rivendita aperta per decenni nel giardino
  • via Tevere, in questa area, tra la via Salaria Nova e la via Salaria Vetus, si estendeva l’enorme Sepolcreto Salario
  • ai nn. 40-43, due palazzi per uffici di A. Antonelli e M. Greco connessi da un ponte vetrato,costruiti del 1968 demolendo due case costruite nel 1888 dell’arch. Ettore Bernich per Gregorio Moretti e per Vincenzo Martini,
  • via Aniene
  • al 38 la Casa Generalizia dei Carmelitani Scalzi (M. Paniconi e G. Pediconi del 1969)
  • la chiesa di Santa Teresa d’Avila.
  • via Santa Teresa d’Avila
  • villa Marignoli
  • via Po
  • via Giacomo Puccini
  • al n. 25  il Palazzo della CGIL , trasformato e ampliato del 1939 dall’ing. arch. Florestano di Fausto, per ospitare la sede della CFLA (Confederazione dei Lavoratori dell’Agricoltura)
  • l’NH Hotel, ex Hotel Jolly
  • piazza Brasile, dove converge via Pinciana e viale Sal Paolo del Brasile

La strada in oggetto è considerata di “grande viabilità”, corrispondentemente la sua manutenzione è responsabilità di Roma Capitale.

Breccia di Porta Pia

sa1-breccia-di-porta-piaA destra della Porta Pia, verso piazza Fiume, un tratto di Mura appare evidentemente restaurato, inoltre si erge di fronte (dal 1895) una colonna sormontata da una statua della Vittoria: è il monumento che ricorda la Breccia di Porta Pia, oggi invaso da auto parcheggiate.

Nel 1870 grandi difficoltà sul fronte prussiano costringono la Francia a ritirare il presidio militare che proteggeva Roma e il papa dal 1949. Cavour decide rapidamente l’intervento. I piemontesi entrano nello Stato Pontificio e, come tutti gli invasori di Roma negli ultimi due millenni, si presentarono davanti al settore settentrionale delle Mura Aureliane, tra il Castro Pretorio e Porta Pinciana. Pio IX, che disponeva ancora di un piccolo esercito di romani, svizzeri e francesi, non vuole cedere alla forza e fa chiudere le Porte in segno di resistenza.

sa1-breccia-di-porta-pia-dipintoI piemontesi sono costretti a usare la forza e dopo aver piazzato i cannoni nella vigna Capizzucchi tra Porta Pia e Porta Salaria iniziano a cannoneggiare le mura, danneggiando entrambe le porte ma concentrando il tiro su una punto delle mura intermedio, che sembrava più debole.

Il 20 settembre l’artiglieria sabauda riesce ad aprire una breccia tra le due porte, in corrispondenza di Villa Paolina. Le truppe del papa non fanno alcuna resistenza all’ingresso dei bersaglieri e la resa da parte dello Stato Pontificio è firmata nello stesso anno nella vicina villa Albani, acquistata da pochi anni dal principe Torlonia.

sa1-breccia-di-porta-pia-1870-veduta-dallinternoDopo più di mille anni di storia, con l’assalto dei bersaglieri sulla Breccia di Porta Pia scompare lo Stato Pontificio. Anche se, nonostante gli enormi sforzi del nuovo Regno Sabaudo, con annessi sventramenti, monumenti giganteschi, intitolazione di strade, trasferimento dell’apparato amministrativo e politico, non scompare certo la presenza del Papa e della gerarchia ecclesiastica a Roma, con annessi patrimoni immobiliari (salvo la parentesi delle confische appena post-unitarie) e la rappresentatività sulla scena mondiale: la città riman

e la sede del Papa e la testimone di un antico Impero.

Da quel giorno lo sviluppo della città fu impetuoso. Talmente impetuoso e redditizio per tutti (nobiltà romana che vendeva le proprietà e costruttori piemontesi che edificavano) che qualcuno afferma che il 20 settembre non ci fu un episodio militare ma l’inizio di una enorme speculazione edilizia. A conferma di ciò sembra che il contratto stipulato dal principe Ludovisi Boncompagni con imprenditori piemontesi per la lottizzazione della sua villa fosse stato firmato prima del 20 settembre 1870.

Nei dintorni: Corso d’Italia, piazza Fiume,

Porta Salaria

sa1-porta-salaria-lato-interno-1900Porta Salaria era la porta nelle Mura Aureliane da cui usciva via Salaria Nova ed è l’unica porta delle Mura Aureliane oggi non più al suo posto. C’è invece un “disastroso taglio” effettuato per favorire la circolazione tra la diritta via Piave, che ricalca il percorso della via Salaria che proveniva dalla porta Collina, e l’attuale via Salaria. Continue reading

Mura Aureliane

pi1-turris-omnium-perfectissima-roma-sparitaLe Mura Aureliane sono le mura che ancora circondano il centro di Roma e, per un lungo tratto da via Tiburtina al Tevere, segnano il confine del Municipio II con il Centro Storico (Municipio I). Continue reading

Villa Capizzucchi

La villa si trovava esternamente alle mura Aureliane, tra la via Nomentana e la via Salaria nella zona dell’attuale piazza Alessandria (dove sorge il mercato rionale) e dello stabilimento della Birra Peroni.

Il casinò, formato da due corpi ad angolo ottuso era sulla strada. Due cancelli davano accesso alla tenuta, uno presso porta Salaria e l’altro, preceduto da un piazzale d’ingresso, all’inizio della Nomentana, dove ora c’è piazza Porta Pia.

Il taglio del giardino fu certamente eseguito prima del 1576, poiché si trova nella pianta del Cartaro (1576) come pure il piazzale antistante il cancello sulla via Nomentana. Non si sa invece se il palazzo subì ampliamenti dopo il ‘500, ma è probabile che l’attraversamento della proprietà con lunghi viali incrociati risalga alla fine dello stesso secolo.

Dalla pianta del Nolli del 1748 la tenuta appare costituita da una parte a giardino presso il palazzo, da un vasto bosco e da una parte agricola. Il viale principale era quello che, dall’ingresso presso porta Pia e svolgendosi parallelo alla strada esterna alle mura Aureliane, giungeva fino al casino.

Nel settembre 1870, il giardino di Villa Capizzucchi fu occupato dagli italiani che qui concentrarono le loro cannoni per aprire una breccia nelle mura: ci riuscirono il 20 settembre ed il varco che le artiglierie crearono fu chiamata la Breccia di Porta Pia.

La villa fu distrutta alla fine dell’800 per edificare il nucleo del quartiere Salario, ossia la zona di Piazza Principe di Napoli, generalmente conosciuta come Piazza Alessandria, e la Fabbrica della Peroni.

Dalla tesi di Adriana Migliucci, che ringraziamo

Nei dintorni: Villa Albani, Porta Pia, Porta Salaria