A spasso per il Villaggio Olimpico

pa5-villaggio-olimpico-1Giovedì 12 gennaio il programma Roma2pass apre l’anno con la Passeggiata urbana “Il Villaggio Olimpico, nel quartiere sognato da Le Corbusier”.
In questo itinerario urbano, partiremo dall’Auditorium e ci inoltreremo nel Villaggio Olimpico dove un qualificatissimo team di architetti ci illustrerà il quartiere realizzato nel 1960 in occasione dei XVII Giochi Olimpici.
Prenotati http://romaduepass.it/r2p/eventi/il-villaggio-olimpico/. Continue reading

Anna Perenna

Anna Perenna è un’antica dea laziale precedente all’avvento degli dei che conosciamo meglio e che hanno origine greca. Rappresenta e incarna il flusso continuo di energia vitale che continuamente genera gli esseri e le forme ed era festeggiata delle idi di marzo, quando aveva inizio l’anno agricolo, il primitivo capodanno romano, così come testimoniatoci da Ovidio nei Fasti.

La dea si celebrava nel bosco consacrato al suo nome (Bosco sacro di Anna Perenna) che si estendeva sugli attuali colli Parioli. Centro del bosco era la Fonte di Anna Perenna dove ci si immergeva e si gettavano monete, esattamente come oggi i turisti fanno nella fontana di Trevi. Gli archeologi ne hanno ritrovate 640, di varie epoche. Qui si svolgevano i principali riti propiziatori.

In quei giorni, i seguaci della dea, uomini e donne, abbandonavano ogni rigidità morale per godere la vita nei suoi aspetti più immediati. Si mangiava a crepapelle, fiumi di vino scorrevano senza posa, perché ogni coppa di vino che si riusciva a mandare giù simboleggiava un anno in più da vivere, e si faceva sesso per propiziarsi un anno prospero.

Il nome Anna, può derivare sia dalla parola amnis, cioè fiume o corrente (quindi Anna Perenna come corrente perenne, eterna”) che dalla parola annus, in quanto la dea costituiva un nume tutelare del benessere e della fecondità dell’anno, e diversi sono i racconti che il mito ci ha lasciato sull’origine della divinità.

Nel primo Anna è la sorella di Didone che dopo la morte della regina segue Enea nel Lazio dove l’eroe troiano l’accoglie; ma Lavinia è gelosa e la fa annegare nel Numico (fiume laziale mai identificato) dove la donna si trasforma in una dea. Il secondo riguarda una buona donna di Bovillae che avrebbe sfamato con le sue focacce la plebe durante una carestia e a perenne ricordo del suo gesto le si sarebbe intitolata una statua e il culto. L’ultima ipotesi è legata al dio Marte che, volendo congiungersi con Minerva, chiede alla dea di aiutarlo. Ma Anna si tramuta in Minerva e giace con lui. Così il dio è beffato e l’onore di Minerva salvo. Questo ultimo racconto spiega perchè durante la festa in onore di Anna Perenna le fanciulle, anche quelle per bene, cantano canzoni oscene.

Adalberto Libera

Questa pagina delinea le principali opere di Adalberto Libera a Roma e, in particolare, nel Municipio II.

  • il Villaggio Olimpico,
  • gli edifici della Mostra della Rivoluzione Fascista a via Nazionale e a Valle Giulia, in particolare questi ultimi, su via Antonio Gramsci, sono stati utilizzati per ampliare la Galleria di Arte Moderna,
  • il Palazzo delle Poste in via Marmorata,
  • il Palazzo dei Congressi all’EUR.

Un’altra opera notissima di Adalberto libera è villa Malaparte a Capri, sul promontorio di Pizzo Falcone.

Per approfondire: http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/Adalberto-Libera/

IL VILLAGGIO OLIMPICO

pa5-villaggio-olimpico-1Passeggiata urbana nel quartiere sognato da Le Corbusier.

In questo itinerario urbano nel Villaggio Olimpico, partiremo dall’Auditorium e ci inoltreremo nel Villaggio realizzato nel 1960 per accogliere a Roma gli atleti che partecipavano alla XVII Giochi Olimpici.

Il Villaggio Olimpico è realizzato dall’INCIS in occasione delle Olimpiadi del 1960 e sorge tra viale Tiziano, lungotevere dell’Acqua Acetosa, Villa Glori e viale Pietro de Coubertin, nell’area del Campo Corse Parioli che allora era stata trasfomata in una baraccopoli (Campo Parioli). Durante i giochi olimpici il villaggio ospita gli atleti; in seguito gli alloggi vengono assegnati a famiglie di impiegati dello Stato secondo la graduatoria di legge.
Sono incaricati del progetto un gruppo di professionisti di alto livello professionale (Luigi Moretti, Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Amedeo Luccichenti e Pierluigi Nervi) che, superando l’angustia delle progettazioni dei decenni anteguerra nelle quali le idee dei progettisti erano costrette a limitarsi ai soli edifici senza porsi il tema della parte di città in cui tali edifici sorgevano, si ispirano ai principi della Ville radieuse di Le Corbusier. In tale nuovo progetto urbano, i luoghi caratteristici del quartiere diventano quelli delle piazze, degli spazi verdi, dei percorsi pedonali, ciclabili e carrabili.
Il villaggio olimpico rappresenta ancora oggi un buon esempio di zona residenziale cittadina, uno dei migliori quartieri d’iniziativa pubblica realizzati a Roma e certamente il primo in cui siano stati applicati con coerenza i principi dell’urbanistica moderna.
Il Villaggio è idealmente strutturato come un “castrum”, l’accampamento romano organizzato su un reticolo di vie ortogonali: i decumani, orientati in direzione est-ovest, e i cardi, orientati in direzione nord-sud. Il “decumanus maximus” e il “cardo maximus” avevano alle loro estremità le porte dell’accampamento e si incontravano nell’area del foro. Nel Villaggio Olimpico, la porta praetoria (la porta principale) è su viale Tiziano, verso ovest, il decumano massimo è viale della XVII Olimpiade e le strade parallele al viadotto di corso Francia costituiscono il cardo maximus, il cui accesso sud è aperto verso il nuovo Auditorium.

La passeggiata dura circa novanta minuti. Il percorso è tutto in pianura, è lungo 1.000 metri circa.

Pagine correlate: IL VILLAGGIO OLIMPICO. Progetto.

Tevere

fl3-ponte-mollo-a-mollo-2008Questa pagina parla del fiume che dalla confluenza dell’Aniene a ponte Margherita, costituisce uno dei confini del Municipio.

Al Tevere, e in particolare al guado sul fiume in corrispondenza dell’isola Tiberina, si deve la fondazione stessa di Roma e per secoli il fiume è stato una importante via per il commercio e per i rifornimenti di tutto ciò che serviva alla città. Continue reading

Circoli Canottieri

rcm-porto-di-ripetta-e-passeggiata-di-ripettaNel Municipio II sono numerosi i circoli sportivi in cui si pratica il canottaggio.

Quell’enorme opera che a fine Ottocento separa la città dal suo fiume, i muraglioni del Tevere e gli argini di terra a monte di Ponte Risorgimento, non impediscono a numerosi romani di continuare a frequentarlo. Sono chiamati “fiumaroli”. Anche nobili e borghesi non disdegnano di trascorrere il tempo libero sul fiume. Nel 1867 alcuni membri della Società Ginnastica Serny in gita sul fiume a bordo di un vecchio pattino, a causa delle loro maglie rosse sono scambiati per garibaldini e presi a schioppettate dalle sentinelle pontificie a Ponte Sant’Angelo.

Grazie ai circoli, negli anni ’70 dell’Ottocento il nuoto e il canottaggio sono state una le prime discipline sportive moderne praticate nella città. Da allora inizia l’insediamento dei circoli di canottieri si sviluppa lungo la riva sinistra a monte di Ripetta. Nel 1897 esistono quattro club dediti alla voga sportiva. Il più prestigioso era il Reale Club Canottieri del Tevere, filiazione del Serny, con un galleggiante a fiume e uno chalet a due piani sulla “poetica” passeggiata di Ripetta.

I circoli canottieri oggi operanti nel Municipio II sono:

  • Reale Circolo Canottieri Tevere Remo in (lungotevere in Augusta, Campo Marzio
  • Canottieri Navalia in lungotevere Arnaldo da Brescia, Campo Marzio ??
  • Rari Nantes in lungotevere Arnaldo da Brescia, Campo Marzio ??
  • Circolo Canottieri Lazio in lungotevere Flaminio
  • Circolo Canottieri Roma in lungotevere Flaminio
  • Circolo Ufficiali Marina Militare in lungotevere Flaminio
  • Circolo Canottieri Todaro in lungotevere Flaminio
  • Circolo Canottieri Aniene in via Enrico Elia
  • Reale Circolo Canottieri Tevere Remo (Sede Sportiva) in lungotevere dell’Acqua Acetosa

Lungo il fiume, a partire dal ventennio fascista, ai circoli canottieri si aggiungono i circoli del “dopolavoro”riservati a dipendenti di Ministeri e altre organizzazioni pubbliche. Tra di essi citiamo il Circolo Ufficiali Marina Militare in lungotevere Flaminio, il Circolo Ministero degli Esteri in lungotevere Thaon di Revel

Pagine correlate: Il Flaminio e il fiume,

Film: Ladri di biciclette

Anno 1948

Regia Vittorio De Sica. Fotografia Carlo Montuori. Con Lamberto Maggiorani. Enzo Stajola. Lianella Carell, Elena Altieri, Gino Saltamerenda, Vittorio Antonucci, Giulio Chiari, Michele Sakara

Scena: LA BICICLETTA NON C’E’ PIU’ …

Luogo: davanti all’ingresso dello Stadio Nazionale in viale Tiziano

In Ladri di biciclette lo Stadio Torino è il luogo nei pressi del quale, nel finale, il protagonista, disperato perché non trova più la sua bicicletta, ne ruba maldestramente un’altra.

Scena: LA BICICLETTA RUBATA NON SI RITROVA …

Luogo: Lungotevere Flaminio all’angolo con via Allegri da Correggio

Siamo verso la fine del film: Antonio (Lamberto Maggiorani) e il piccolo Bruno (Enzo Staiola) vagano per la città nell’ormai disperata ricerca della bici­cletta. Qui li vediamo attraversare il lungotevere Flaminio (il piccolo Bruno quasi finisce sotto a una macchina), per dirigersi verso la scalinata di via Pietro da Cortona. Si notino i fili aerei sulla sinistra: sono quelli della linea del filobus n. 138 operativa dal 1937, fra le prime linee filoviarie a entrare in funzione a Roma. Oggi la strada è a scorrimento veloce e ogni mezzo pub­blico sarebbe d’ostacolo a quelli privati, che purtroppo si sono presi tutta la scena (si vedano in proposito le auto parcheggiate un po’ ovunque, che restringono di molto la carreggiata).

Accademia di Santa Cecilia

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è l’unico caso fra le accademie italiane di origine rinascimentale ad aver assunto la fisionomia di un’azienda moderna e produttiva. L’attuale sede dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è l’Auditorium Parco della Musica e la sua storia coincide con quella dell’Auditorium romano.

L’Accademia di Santa Cecilia è fondazione dal 1998 ed è costituita da un corpo accademico di 70 membri effettivi e 30 onorari, nel quale figurano i maggiori musicisti italiani e stranieri, un’orchestra e un coro sinfonici, noti e apprezzati in tutto il mondo. L’Accademia unisce ad un’attività di promozione della cultura e del patrimonio musicale, una tradizione didattica di altissimo livello e soprattutto una attività concertistica di fama internazionale in continua espansione.

Negli anni ’70 del Cinquecento, sulla spinta di un gruppo di musicisti che riuniva i più importanti compositori dell’epoca attivi a Roma, tra cui Pierluigi da Palestrina, nasce la Congregazione dei Musici con scopi artistici e assistenziali. La nuova organizzazione si trova subito in antitesi con i cantori sistini, l’altro importante sodalizio musicale della Roma papale, con cui si scontrerà fino alla fine del regno pontificio. Nel 1585 il papa Sisto V pubblica l’atto ufficiale di fondazione della Congregazione, che ha come patroni la Vergine e i due santi musicali per eccellenza, Gregorio Magno, che per tradizione aveva istituito il canto ecclesiastico (il così detto canto gregoriano), e Cecilia, vergine e martire che a partire dal tardo medioevo si era progressivamente sostituita a Davide nel ruolo di patrona della musica.

Sua prima sede fu la chiesa di Santa Maria ad Martires, più nota come Pantheon. Poi, nel Seicento, la Congregazione cambia numerose sedi: San Paolino alla Colonna, Santa Cecilia in Trastevere, San Nicola dei Cesarini, la Chiesa della Maddalena. Papa Urbano VIII concede ai ceciliani il controllo della professione, della didattica e dell’editoria musicale a Roma. Questa bolla è revocata due anni più tardi su pressione dei sistini, ma gran parte di questi privilegi sono riconfermati da papa Innocenzo XI che all’inizio del Settecento obbliga tutti i musicisti in Roma a iscriversi alla Congregazione.

Nel 1685 la Congregazione fissa la propria sede a San Carlo ai Catinari e la barocca Cappella di Santa Cecilia e il contiguo oratorio sono testimoni di assemblee generali, sfarzose celebrazioni musicali ma anche di adunanze segrete fino al 1848. I congregati, suddivisi nelle tre categorie di maestri di cappella (cioè compositori), strumentisti e cantanti, si danno una rigida organizzazione gerarchica guidata da due cardinali, nominati dalla curia, cui seguivano le cariche elettive fra i soci. Tra di essi, in questo periodo, spiccano i nomi di Arcangelo Corelli e Alessandro e Domenico Scarlatti. A fine Settecento arriva il primo socio femminile, la compositrice Maria Rosa Coccia e nel 1797 la Congregazione interrompe la sua attività che, salvo una breve parentesi nel periodo 1803-1809, riprenderà solo nel 1822, a Restaurazione avvenuta.

A metà Ottocento, il segretario della Congregazione Luigi Rossi, con la collaborazione con Gaspare Spontini, vara una profonda riforma della Congregazione trasformandola in Pontificia Accademia, aprendo a categorie fino ad allora escluse (poeti, librettisti, danzatori, musicologi-filologi, costruttori di strumenti musicali, editori) e invitando regnanti ed ambasciatori, in qualità di mecenati, e i maggiori esponenti del mondo musicale europeo, come soci onorari. In quel periodo sono soci dell’Accademia Cherubini, Morlacchi, Mercadante, Donizetti, Rossini, Paganini, Liszt, Mendelssohn, Berlioz, Gounod, l’attrice Adelaide Ristori, la regina Vittoria d’Inghilterra, Gugliemo IV di Prussia e Ferdinando II di Napoli.

A fronte di tante novità tuttavia, l’Accademia continua ad affrontare i problemi di rivalità con i cantori pontifici e, dal 1824, con l’Accademia Filarmonica Romana. La parentesi rivoluzionaria del ’48 vede per la prima volta i ceciliani schierati su posizioni antipontificie. Dal 1853 la sede è nel Palazzo camerale a Via di Ripetta.

Nel 1895 l’Accademia fonda un coro e un’orchestra stabili e inizia l’organizzazione di regolari stagioni concertistiche. Gli uffici, in un primo tempo ospitati nel “Ferro di cavallo” a Via di Ripetta insieme a quelli dell’Accademia Filarmonica Romana e di altre istituzioni, trovano una sede definitiva nell’ex Convento delle Orsoline a Via Vittoria, oggi sede del Conservatorio. I concerti si tengono nella Sala Accademica a via Vittoria e poi all’Augusteo, il vecchio teatro Corea. Nel 1936, con la demolizione delle case intorno all’Augusteo per la realizzazione della piazza Augusto Imperatore e la smobilitazione del teatro per permettere lo studio la valorizzazione del Mausoleo di Augusto sottostante (Mussolini vuole farne il suo mausoleo), i concerti dell’Accademia vengono spostati all’Adriano poi, nel dopoguerra, al teatro Argentina e continua la ricerca della sede dell’Accademia, ormai diventata Nazionale.

In effetti il dibattito sulla localizzazione dell’auditorium prende il via subito dopo la demolizione dell’Augusteo e riprende negli anni Cinquanta con l’ipotesi del Borghetto Flaminio, una vasta area espropriata nell’anteguerra allo scopo di realizzare un complesso monumentale per celebrare la Marcia su Roma. E’ indetto un concorso di architettura e nel 1960 è predisposta una variante urbanistica per rendere possibile la costruzione della nuova struttura. Una vertenza allora in corso su alcuni espropri fa naufragare l’iniziativa. Fallito il concorso, è l’Auditorio Pio di via della Conciliazione di proprietà del Vaticano ad ospitare i concerti fino alla fine del secolo.

Nel 1967 con la legge di riforma dello Spettacolo, è istituita la Gestione Autonoma dei Concerti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ente pubblico incaricato di organizzare e gestire le stagioni concertistiche. Accademia e ente pubblico sono presieduti dallo stesso Presidente, che è anche sovrintendente e direttore artistico, ed è eletto dagli stessi accademici fra le proprie fila.

l dibattito sulla localizzazione dell’auditorium riprende negli anni settanta, per concludersi soltanto nel 1992 con l’abbandono definitivo dell’area del Borghetto Flaminio, sostenuta dagli urbanisti ma avversata soprattutto dagli ambientalisti capitanati da Francesco Rutelli, e l’adozione dell’ipotesi del Villaggio Olimpico caldeggiata, tra gli altri, da Antonio Cederna e Italia Nostra. L’area d’intervento viene individuata tra il Villaggio Olimpico e viale Maresciallo Pilsudski, dove sorgeva l’ippodromo di Villa Glori e e nel 1993 viene bandito un terzo concorso internazionale che è vinto da Renzo Piano.

Finalmente nel 1996 si apre il cantiere del nuovo Auditorium ma pochi mesi dopo avviene il ritrovamento dei resti di un’antica villa romana durante i lavori di fondazione infatti (Villa Romana dell’Auditorium) e tutto viene bloccato. La situazione è sbloccata pochi mesi dopo da una proposta di Renzo Piano di rivedere (a fronte di un raddoppio dei costi di progettazione) e il nuovo Auditorium, con al centro i ritrovamenti archeologici della Villa Romana, viene inaugurato nel 2001.

Con la realizzazione dell’Auditorium Parco della Musica,  in cui l’Accademia ha sede, si cambia marcia. Dal 1990 al 2000 si passa da circa cento manifestazioni concertistiche l’anno alle attuali duecentocinquanta, articolate in due stagioni, sinfonica e da camera, cui si aggiungono una stagione estiva, rassegne di carattere divulgativo per bambini e ragazzi, di repertorio diverso dalla musica colta, di repertorio corale cameristico e polifonico, oltre a festival tematici e tournée in Italia e all’estero.

L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia inoltre, continua a essere un centro di eccellenza per l’alta formazione musicale, il suo patrimonio, riordinato e catalogato secondo le più moderne tecnologie, è stato trasferito a partire dal 2005 nella nuova bibliomediateca e nel 2008 è inaugurato il Museo di Strumenti Musicali dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che presenta al pubblico una delle principali collezioni italiane di strumenti.

Pagina ufficiale: www.santacecilia.it/