Accademia Tedesca di Villa Massimo

L’Accademia Tedesca ha sede in via di Villa Massimo 1.

L’Accademia Tedesca DI Villa Massimo nacque nel 1910 come fondazione.

L’Accademia mette a disposizione borse di studio per dare la possibilità, a giovani artisti (nelle arti figurative), architetti e compositori, di soggiornare a Roma, offrendo anche le necessarie condizioni di lavoro.

Riaperta nel 2003, dopo i lavori di restauro, il suo programma prevede regolarmente esposizioni, concerti e incontri di lettura.

Per approfondire: www.villamassimo.de.

Duilio Cambellotti

fl2-duilio_cambellotti_1908Duilio Cambellotti (1876-1960), romano, è stato un artista italiano di arti grafiche e di arti visive. E’ uno degli artisti più validi in Italia dell’Art Nouveau e l’esponente più famoso della schiera di artisti e nello stesso tempo artigiani che operano nella prima metà del Novecento. E’ stato illustratore di libri e riviste, incisore, xilografo, pittore, scenografo, architetto, decoratore, arredatore, designer, grafico, cartellonista pubblicitario, progettista di suppellettili, oggettistica e componenti d’arredo, scultore, ceramista e illustratore.

Duilio Cambellotti nasce a Roma da padre intagliatore e doratore, che per primo gli impartì gli insegnamenti e la passione per le arti applicate, terminati gli studi di ragioneria, si iscrive al corso triennale di “decorazione pittorica e disegno applicato alle industrie artistiche”, presso il Museo Artistico Industriale di Roma.  Uscito dalla scuola, Cambellotti inizia l’attività di grafico ed è tra i primi in Italia ad aderire alle idee di William Morris sulla necessità di ridare qualità all’artigianato. Continue reading

Scuola di Arte Educatrice

La Scuola di Arte Educatrice è nelle Mura Aureliane in via Campania 10. Fondata a Roma nel 1890 dal pittore e ceramista Francesco Randone, detto il Maestro delle Mura, è in funzione dal 1890.

Nel 1890, Francesco Randone (1864-1935) è un pittore di ventiquattro anni, sposato con una figlia e ottiene dal Ministro della Pubblica Istruzione di potersi stabilire in una delle tante torre incustodite e degradate delle Mura Aureliane. Ne avvia il restauro e lì inizia a ricevere gratuitamente degli allievi da educare all’arte e alla ceramica secondo un personale metodo di insegnamento.

L’intento dichiarato di Randone è di educare l’animo dei giovani attraverso un programma semplice e rivoluzionario al tempo stesso: “insegnare quanto non si insegna nelle scuole pubbliche”, ossia: gentilezza, diretto contatto con la natura, dalla quale trarre ispirazione, strumenti e insegnamenti. Molti anni dopo il Maestro così ricorda quegli anni: “Alla torre XXVII, nel 1890, compilammo finalmente il programma per i primi tre scolaretti delle Mura. Esso diceva: nessuna differenza esisterà tra i diversi bimbi. La carta, le matite, la creta, saranno per tutti uguali. Per nessuno il premio materiale, tangibile, che differenzia, divide: per tutti la stessa idea cara, religiosa: seguire la linea del cipresso per avvicinare l’azzurro magnifico del cielo!”

Nel 1894 il Ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli affida a Randone le torri XXXIX e XXXX delle mura aureliane, con accesso in Via Campania 10, e qui viene trasferita la scuola. In ricordo di quest’evento viene piantato vicino alla porta d’accesso il cipresso che possiamo vedere ancor oggi, albero caro al Maestro perché portatore del messaggio simbolico a lui caro. Il nome di Scuola di Arte Educatrice nasce in quell’anno.

Le antiche pareti di mattoni degli ambienti interni alle due torri e del camminamento intermedio sono in parte coperte da intonaco del 1672 quando questi ambienti erano stata sistemati a studio privato del Cardinal Federico Borromeo, (Milano 1617-Roma 1673), quasi un porto sereno per lui, dopo una vita spesa in faticose trattative tra nazioni avverse (Francia e Spagna) e contrarietà nella Curia Romana (una lapide di questo cardinale è oggi sulla via Flaminia, sopra la Fontana delle Conche).

Oggi sull’intonaco sono disegnati simboli e scritte della scuola, l’arredo è quello della scuola e nelle vetrine ci sono i materiali per le lezioni. Soprattutto terrecotte, ceramiche, campioni di crete e un modello plastico delle mura allo stato attuale. Le torri vicine non hanno più la camera superiore e perciò non superano l’altezza dei camminamenti di collegamento. Queste perdite sono dipese in parte da azioni belliche, ma molto dall’abbandono per lunghi periodi e anche da soluzioni sbrigative di “restauro”. Nel gennaio 1826 per esempio la cupola della torre gemella ad ovest minacciava di cadere sulle serre di fiori della villa Boncompagni Ludovisi addossate alle mura e le autorità, evitando di sentire il parere di archeologi allora attivi a Roma, come Carlo Fea e Antonio Nibby, ne decisero la demolizione immediata. Con il materiale di risulta furono costruiti gli attuali speroni di muratura in basso visibili in via Campania e le serre di fiori furono trasferite in alto all’interno del camminamento di ronda.

Nel 1906 il metodo scolastico di Randone suscita l’interesse di Maria Montessori che ne riprende alcuni elementi nelle sue pubblicazioni.

Nel 1914 viene fondata una seconda sede della Scuola al Pincio. La Scuola prosegue ininterrotta fino ai giorni nostri, anche dopo la scomparsa di Randone, animata dalle sue figlie e, successivamente, dalle nipoti.

Sito ufficiale: www.arteeducatrice.it

Nei dintorni: Corso d’Italia,

Villa Albani

sa1-villa-albani-da-un-attico-di-via-di-villa-albani Villa Albani sorge nell’isolato tra via Salaria, via Adda, viale Regina Margherita, via Savoia e via di Villa Albani. Il cancello principale della villa è in via Salaria 92.

Percorrendo via Salaria da piazza Fiume, uno dei posti più trafficati della città, dopo tre isolati, sulla destra si nota un imponente cancello e inizia un lungo muro. Varcare il cancello ed entrare nel giardino del parco significa lasciarsi dietro il caos urbano per entrare in una dimensione che sembra fuori del tempo, in un’oasi di tranquillità e verde nel cuore di Roma. E’ l’attuale residenza del principe Torlonia, nota come Villa Albani. Ma non è solo la pace che caratterizza questo luogo, siamo in un luogo di notevole importanza per tutti i cultori dell’arte classica, italiani e non.

sa1-villa-albani-giuseppe-vasi-incisione-17La villa è una delle più alte espressioni del particolare gusto antiquario affermatosi alla metà del Settecento, quando Roma era divenuta meta privilegiata del Grand Tour. Magnifico il parco della villa con statue, frammenti di scavo e fontane.

Nella villa sono conservati preziosi originali greci, statue, erme, rilievi e marmi romani, gli affreschi della Tomba Francois di Vulci (IV secolo a.C.) che si possono ammirare a distanza ravvicinata appoggiati come sono su una rastrelliera in ferro. All’interno del salone del casino, troviamo la galleria del Parnaso realizzata nel 1756 dal pittore neoclassico Anton Raphael Mengs. Nella stanza attigua, detta Sala di Antinoo, si trova la straordinaria scultura originale greca che raffigura Antinoo, favorito dell’imperatore, proveniente da Villa Adriana, e inserito dal Marchionni nel camino. Nella Quadreria sono conservati capolavori di alcuni dei maggiori maestri dell’arte europea: Nicolò da Foligno, Perugino, Gherardo delle Notti, van Dyck, Tintoretto, Ribera, Guercino, Giulio Romano, Borgognone, Luca Giordano, David, Vanvitelli e altri. Quadri tutti rigorosamente legati a questo straordinario contesto: l’unico luogo nel quale possono essere scoperti e ammirati.

sa1-villa-albani-canopo La collezione qui contenuta è da sempre considerata una delle più inaccessibili del mondo. Si racconta che, per vederla, il grande archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli si travestì da netturbino, incaricato di ritirare la spazzatura. Il principe Torlonia ogni tanto permette a piccoli gruppi la visita.n questo modo, in questa dimora privata ancora oggi abitata, vi si possono ammirare anche alcune opere della collezione più ambita del mondo.

La villa è villa di campagna dal cardinale Alessandro Albani, nipote del papa Clemente XI, edificata dall’architetto Carlo Marchionni su commissione, in una grande proprietà tra via Salaria ed il vicolo della Fontana, che già nel 1748 nella pianta del Nolli figurava come “villa Accoramboni Ercolani ed Orsi ora Alessandro Albani card.”.  i lavori sono portati a termine nel 1758.

Il cardinale Albani è un grande appassionato ed esperto di arte classica e, seguendo la tradizione delle ville suburbane, fa della sua villa un luogo di delizie culturali. Raccoglie nella sua residenza una vastissima collezione di opere, vi organizza concerti, danze e commedie e vi ospita numerosi artisti e antiquari così da farne uno dei più rinomati centri culturali europei del secondo ‘700.Tra le personalità di maggior spicco che risiedettero nella villa ricordiamo Johann Joachim Winckelmann che ne fu bibliotecario e che qui scrisse il suo celebre trattato di storia dell’arte nell’antichità e Anton Rafael Mengs, considerato uno dei maggiori teorici del Neoclassicismo.  Winckelmann è il padre del gusto antiquario e l’inventore delle teorie estetiche neoclassiche attraverso la rilettura delle opere dell’Antichità. E’ a lui che va attribuita l’elaborazione del programma iconografico seguito da Anton Raphael Mengs, che culmina nella realizzazione del Parnaso sul soffitto del salone al piano nobile della Villa.  E’ lui che introduce una nuova concezione del “collezionismo”. Fino ad allora infatti, le opere d’arte classiche ritrovate sono servite per abbellire le dimore della nobiltà, qui invece ha origine l’archeologia, intesa come strumento per comprendere i popoli antichi ed illustrare l’arte nei secoli e, anche grazie a questo approccio scientifico, che si concretizza nella collezione dl cardinale Albani,, nasce a Roma il movimento neoclassico in cui operarono personaggi locali e internazionali, tra cui Francesco Piranesi.

Nel periodo dell’occupazione napoleonica la favolosa collezione di sculture antiche del Cardinale è depredata dai francesi e dopo il 1815, alla restaurazione, soltanto poche opere tornano a Roma. Il principe Albani infatti, non vuole sostenere le spese di trasporto da Parigi a Roma e ne vende una parte al Re di Baviera.

Nel 1868 la villa è acquistata dai Torlonia che trasferiscono buona parte della collezione nel proprio palazzo in Via della Lungara.  Alessandro Torlonia fa realizzare diversi lavori di restauro e fece incidere sulla facciata le seguente targa a caratteri bronzei: ALEXANDER ALBANI VIR EMINENTISSIMUS INSTRUXIT ET ORNAVIT / ALEXANDER TORLONIA VIR PRINCEPS IN MELIUS RESTITUIT (L’eminentissimo signor Alessandro Albani costruì e adornò, / il principe Alessandro Torlonia restaurò al meglio).

Nel settembre del 1870, Raffaele Cadorna stabilisce qui il suo quartier generale e in una delle stanze della villa, dopo la breccia di porta Pia e la conquista di Roma da parte dei piemontesi, la resa di Roma da parte dello Stato Pontificio è firmata da Hermann Kanzler.

Pochi decenni dopo il parco della villa è soggetto a una lottizzazione. Nasce via Adda, via Basento, via Po, Viale Regina Margherita e scompare tutto il parco a nord ovest della Casina nobile.

Il casino nobile della Villa è un perfetto esempio di architettura classicista con il porticato a piano terreno, le colonne, le edicole finestre e la balaustra di coronamento con le statue. Ogni ambiente aveva un proprio carattere; nel portico del palazzo erano sistemate le statue degli imperatori romani, nelle due gallerie laterali le statue dei poeti e generali, nel portico del Coffehaus le statue degli dei.

La villa è impostata su due assi principali corrispondenti ai due accessi: il primo ingresso sulla via Salaria conduce a un giardino diviso da viali a raggiera che partivano da un piazzale, al centro del quale era una colonna con lo stemma della famiglia Albani. Un secondo giardino all’italiana era invece scandito da terrazze su più livelli e si estendeva tra il palazzo ed un edificio chiamato Canopo o Coffehaus. Oltre il Coffehaus, dove ora sono le abitazioni su via di Villa Albani, via Savoia e via Nizza scorreva un corso d’acqua, che scendeva in basso con sette cascate, raggiungendo l’altra entrata della villa sul vicolo della Fontana, che collegava la via Nomentana con Porta Salaria (lungo il percorso dell’attuale via Nizza). A Villa Albani anche lo splendido giardino intorno al palazzo costituisce una cornice appropriata alle opere della collezione con la presenza di pittoresche rovine, statue ed elementi naturali che si fondevano in un armonico rapporto tra antico e moderno. Presso la zona del Biliardo, per esempio, si trovava un tempietto, usato come voliera. Sarà per la cura con la quale le siepi e gli alberi disegnano un giardino decorato di statue e fontane ma sono poche le residenze cittadine che possono vantare la stessa raffinatezza (Villa Tasca a Palermo, Villa Belpoggio a Bologna … ).

Villa Albani non è accessibile al pubblico. Le visita sono concesse generalmente ai soli studiosi o piccoli gruppi, previa richiesta scritta all’amministrazione Torlonia, in via della Conciliazione 30.

Villa Albani è citata ne “Il Piacere” di Gabriele D’Annunzio: “una villa, come quella d‘Alessandro Albani, dove i bussi profondi, il granito rosso d’Oriente, il marmo bianco di Luni, le statue della Grecia, le pitture del Rinascimento, le memorie stesse del luogo componessero un incanto intorno a un qualche suo superbo amore.” (pag.19) e
“la Villa Albani, fredda e muta come un chiostro, selva di marmi effigiati e museo di bussi centenarii, ove dai vestibili e dai portici, per mezzo alle colonne di granito, le cariatidi e le erme, simboli d’immobilità, contemplano l’immutabile simetria del verde;” (pag.43)

Immagini esterne:

Per approfondire:

Pagine correlate: le cave di villa Albani,

Nei dintorni: Mausoleo di Lucilio Peto, MACRO, Stabilimento della Birra Peroni,

Accademia di Danimarca

PI5 Accademia di DanimarcaAccademia di Danimarca (Det Danske Institut for Videnskab Og Kunst i Rom) ha sede a Valle Giulia in via Omero 18 ed è un istituzione autonoma sotto l’egida del Ministero degli Affari Culturali Danese che ne finanzia la gestione.

L’Accademia Danese ha lo scopo di conservare e promuovere lo sviluppo dei legami culturali fra l’Italia e la Danimarca, favorendo soprattutto le ricerche danesi in Italia, e pubblicando la rivista Analecta Romana Istituti Danici con la collana monografica di Supplementi. L’Accademia è membro dell’Unione Internazionale degli istituti di archeologia, storia e storia dell’arte in Roma, dell’Associazione Internazionale di Archeologia Classica (AIAC) e della rete computerizzata internazionale Unione Romana Biblioteche Scientifiche (URBS), fondata nel 1992.

L’Accademia di Danimarca è stata fondata nel 1956 con sede nel Palazzo Primoli in via Zanardelli (dove oggi è il Museo Napoleonico). Sua Maestà la Regina Ingrid, che era Presidente onorario dell’Accademia, nel 1959 ha dato vita alla Fondazione Romana della regina Ingrid, che due volte l’anno mette a disposizione dell’Accademia delle somme da utilizzare per borse di studio, escursioni di studio e acquisti per la biblioteca.

Dal 1967 l’Accademia ha sede nell’edificio donato dalla Fondazione Carlsberg e costruito su un terreno a Valle Giulia tra Villa Giulia e il parco di Villa Strohl Fern, non distante da Villa Borghese. II progetto dell’edificio è dell’architetto danese Kay Fisker (1893-1965), che lo disegnò tra il 1961 e il 1962, con R.D. Mortensen, S. Hegsbro, L. Rubino, e ne seguì la realizzazione fino all’anno della sua morte. II complesso è stato completato nel 1967 e può essere definito l’intervento architettonicamente più interessante a Valle Giulia, forse tra i migliori realizzati a Roma negli ultimi anni.

Lo schema planimetrico è articolato intorno a una corte centrale (un impianto tipico dell’architettura scandinava) ed è costituito da tre diversi bracci disposti ortogonalmente tra loro su di un terreno in forte pendenza, distinti in funzione delle rispettive destinazioni funzionali. Il braccio orientale è alto 3 piani e comprende gli studi, il soggiorno, i servizi e gli alloggi dei borsisti; quello occidentale è alto un piano e termina sul fronte principale con il volume a tripla altezza della biblioteca. Il braccio meridionale, molto più corto degli altri due, è destinato essenzialmente all’ alloggio del direttore. Al di sotto della corte centrale è situato un piccolo auditorium per la musica e le conferenze. Tutti gli ambienti, così come gli spazi esterni, sono estremamente gradevoli e denotano una sensibilità non comune nella scelta dei materiali e nelle soluzioni di dettaglio. Il dislivello tra la quota dell’ edificio e quella della strada di accesso è risolto con un’elegante scala a tre rampe che da via Omero consente di raggiungere sia l’ingresso principale posto nel piano seminterrato, sia la corte centrale.

Le dimensioni contenute, il perfetto controllo di scala, un certo carattere di rappresentatività antiautoritaria fanno di questo edificio un esempio di architettura compiutamente «civile». Il caratteri danese dell’opera si manifestano nell’adozione di una ridotta gamma di materiali e nel loro attento accostamento: mattoni gialli per iI rivestimento esterno, rame per il manto di copertura e rifiniture lignee.

Sito ufficiale: www.acdan.it

Per approfondire: www.archidiap.com/opera/accademia-di-danimarca/,

Bibliografia essenziale

  • «Arkitektur», n. 4, 1970;
  • «Costruire», n. 74, gennaio- febbraio 1973;
  • «Architectura», n. 3, 1981; K. de Fine Licht, Accademia di Danimarca a Roma, Roma 1981;
  • «Parametro», n. 142, dicembre 1985;
  • F. Lucchini (a cura), L’area Flaminia, Officina, Roma 1988, pp. 171-73.

Nei dintorni: Viale delle Belle Arti, Valle Giulia, Villa Borghese, Istituto Olandese, Accademia del Belgio, Accademia d’Egitto, Istituto Svedese di Studi Classici, dall’altra parte della valle Accademia di Gran Bretagna, Istituto Giapponese di Cultura, Istituto Austriaco di Cultura, Accademia di Romania, Galleria Nazionale d’Arte Moderna,

Pagine correlate: Esposizione Universale del 1911,

Accademia d’Egitto

Accademia d'EgittoL’Accademia d’Egitto a Roma è in via Omero 4, in una posizione panoramica davanti all’Accademia Britannica che sorge sull’opposto versante di Valle Giulia. L’Accademia è adiacente a Villa Borghese ma il verde alle sue spalle appartiene a Villa Strohl Fern.
La Reale Accademia Egiziana di Belle Arti nasce a Roma nel 1929 e ha la sua prima sede nella Casina dell’Orologio nel cuore di Villa Borghese. Nel 1930 è trasferita in uno storico edificio alle porte del parco di Colle Oppio, a pochi passi dal Colosseo. L’artista Sahab Refaat Almaz, inviato a Roma per i suoi studi da re Fouad I, è il primo responsabile dell’Accademia. Nello stesso anno il Governo Italiano propone la donazione al Governo Egiziano di un appezzamento di terreno a Valle Giulia per costruire la sede dell’Accademia d’Egitto chiedendo in cambio un appezzamento di terreno al Cairo a scopo culturale. In articolare, è offerto all’Egitto un terreno prospiciente piazza Jose de San Martin, nel cuore di Valle Giulia, alle porte di Villa Borghese.
Nel 1961, con una grande cerimonia con la partecipazione di importanti personalità di entrambi i paesi, si pongono le basi per la costruzione dell’edificio.
Accademia d'EgittoIl palazzo è completato nel 1965 e le attività culturali iniziano nella nuova sede l’anno dopo. Nello stesso anno viene individuata nei pressi dell’Accademia una piccola piazza cui viene dato il nome del celebre poeta egiziano Ahmed Shawqi, conosciuto come il “Principe dei Poeti”, la cui statua, creata dall’artista egiziano Gamal Al Segeini domina oggi la piazza. Sulla statua possiamo leggere un verso di una sua poesia:“Sosta in Roma, e contempla, e attesta che il regno dell’universo ha un supremo suo Re”.
All’inizio del 2008 l’Accademia di Egitto ha dato il via a un progetto di ristrutturazione su larga scala della sua sede di Roma. Il piano ha portato alla realizzazione di interventi strutturali architettonici importanti, volti a fare dell’Accademia stessa un simbolo della storia e della civiltà egiziane. L’inaugurazione e la nuova apertura al pubblico avviene nel 2010.
Gli spazi comprendono un museo dedicato all’antica civiltà egizia (il primo Museo Egizio a Roma), spazi espositivi che ospitano mostre di pittura, scultura, fotografia, ceramica e grafica di noti artisti egiziani, giovani talenti e artisti italiani, nel caso questi ultimi abbiano un particolare legame con l’Egitto, una biblioteca con volumi ed enciclopedie dedicati alla letteratura, all’archeologia, all’egittologia e alla storia, una sala cinematografica che ospita rassegne cinematografiche, spettacoli di musica e danza popolare, concerti di musica classica e araba, nonché conferenze di egittologia, storia, letteratura e archeologia.
Negli anni alla direzione dell’Accademia si sono succedute personalità di prestigio del mondo della cultura, dell’architettura, delle arti e della letteratura.
Sito ufficiale: www.accademiaegitto.org

Accademia Britannica

pi5-accademia-britannicaL’Accademia Britannica, il cui vero nome è BSR British School at Rome, è in via Antonio Gramsci  91, in un imponente edificio neoclassico sulla piazza Simone de Bolivar, in posizione dominante rispetto a piazzale Thorvalsen e viale delle Belle Arti.
La BSR è fondata dalla British Academy nel 1901, per favorire le ricerche archeologiche e gli studi in Roma e in Italia da parte di cittadini britannici. Continue reading