Adalberto Libera

Questa pagina delinea le principali opere di Adalberto Libera a Roma e, in particolare, nel Municipio II.

  • il Villaggio Olimpico,
  • gli edifici della Mostra della Rivoluzione Fascista a via Nazionale e a Valle Giulia, in particolare questi ultimi, su via Antonio Gramsci, sono stati utilizzati per ampliare la Galleria di Arte Moderna,
  • il Palazzo delle Poste in via Marmorata,
  • il Palazzo dei Congressi all’EUR.

Un’altra opera notissima di Adalberto libera è villa Malaparte a Capri, sul promontorio di Pizzo Falcone.

Per approfondire: http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/Adalberto-Libera/

Acquedotto del Peschiera

Il Peschiera è un acquedotto di recente costruzione che oggi assicura il fabbisogno di acqua potabile della città di Roma.ha la sua mostra in piazzale degli Eroi.

Fino alla seconda guerra mondiale, l’approvvigionamento di acqua a Roma veniva assicurato da tre grandi acquedotti: l’acquedotto Vergine, l’Acqua Felice (vedi Fontana dell’Acqua Felice) e l’Acqua Paola. E L’ACQUA MARCIA???

I progetti di sviluppo urbanistico della Capitale nel periodo che va dagli anni ‘30 ai ‘40 e nella ricostruzione del dopoguerra sono grandiosi e ambiziosi e la necessità di nuovi approvvigionamenti idrici diventa essenziale con l’aumento della popolazione. Nel 1937 si da inizio alla prima fase della realizzazione dell’acquedotto Peschiera, uno dei più grandi acquedotti d’acqua di sorgente.

Le sorgenti del Peschiera sono situate a 7 km da Cittaducale (lungo la via Salaria in provincia di Rieti), sulle pendici del Monte Nuria, e sono costituite da una grande caverna natale di origine carsica di circa 20 m di diametro. L’acqua che scaturisce perennemente dall’interno della caverna e da una lunga rete di cunicoli, capta le acque di falda dall’interno del monte. Le acque della polla centrale e delle gallerie confluiscono in una grande galleria collettrice dalla quale ha inizio l’acquedotto.

Il Peschiera ha una portata massima di 9.500 litri al secondo e impiega circa 24 ore per arrivare a Roma. Il primo tratto dell’acquedotto, di circa 26 km, è stato realizzato in galleria (sezione di m 2,85 x 2,70) e, dopo un salto di 240 m per produrre energia, termina nella centrale idroelettrica di Salisano.

In questa centrale, dopo un salto di 80 m utilizzato per la produzione di energia elettrica, confluiscono anche i 5.500 l/s proveniente dalle sorgenti delle Capore (in un tratto di fondo della valle del fiume Farfa nel comune di Frasso Sabino). Dalle vasche di captazione, le acque scorrono attraverso una galleria di deviazione a “pelo libero” della lunghezza di 7 km e confluiscono nell’acquedotto del Peschiera prima di arrivare a Roma.

Dal “nodo” di Salisano, partono due tronchi verso il centro idrico Cecchina e il centro idrico Torrenova.

Nel 1949 è stata costruita in piazzale degli Eroi a Roma la “fontana di mostra” dell’acquedotto Peschiera. Realizzata con una grande vasca circolare con bordo rialzato, racchiude una composizione a più livelli a base ottagonale.

Pagina ufficiale: www.acea.it/document.aspx/it/acea_viaggio_alla_scoperta_delle_sorgenti_del_peschiera/$3e62837b2a9d44598f43d49058892222?lang=it#.VehqaPntlHw

ACEA

Questa pagina racconta la storia dell’ACEA, un gruppo quotato in borsa che opera nei settori idrico, della distribuzione e vendita dell’energia elettrica e dell’ambiente (gestione rifiuti e produzione energia). Capogruppo è l’ACEA S.p.A. Nel settore idrico ACEA è 1° operatore in Italia con circa 8,5 milioni di abitanti serviti. Nel settore delle reti di distribuzione ACEA è 3° operatore in Italia con 11,0 TWh di elettricità distribuita. Nel settore Energia ACEA è il 3° operatore in Italia con oltre 15 TWh di volumi venduti di energia elettrica. Nel settore Ambiente ed Energia, ACEA è il 5° operatore in Italia con circa 550 mila tonn./anno di rifiuti trattati.

  • 1909 nasce l’Azienda Elettrica Municipale (AEM) del Comune di Roma con l’obiettivo di fornire energia per l’illuminazione pubblica e privata.
  • 1912 viene inaugurata la Centrale Montemartini.
  • 1922 anno della marcia su Roma. Uno dei temi principali dello scontro interno alla maggioranza sono proprio le aziende pubbliche comunali, tra cui l’AEM (Azienda Elettrica Municipale) e l’ATM (Azienda Tranviaria Romana), che i fascisti attaccano furiosamente nel consiglio comunale.
  • 1937 AEM diventa AGEA Azienda Governatoriale Elettricità e Acque, con il conferimento del servizio di gestione degli acquedotti. Cominciano i lavori dell’Acquedotto del Peschiera.
  • 1945 L’AGEA assume la denominazione di ACEA Azienda Comunale Elettricità e Acque.
  • 1945 Alla fine della Seconda Guerra Mondiale Roma può contare solo sulla Centrale Montemartini.
  • 1964 Scade la concessione alla società Acqua Marcia per la gestione dell’Acqua Pia e l’ACEA rileva la parte della società interessata a tale servizio e acquisisce la gestione dell’intero servizio degli acquedotti romani.
  • 1985 ACEA acquisisce il servizio di depurazione delle acque reflue di Roma, ponendo le basi per la gestione integrata di tutto il ciclo idrico.
  • 1989 ACEA assume la gestione del servizio di illuminazione pubblica del Comune di Roma e cambia la denominazione in ACEA Azienda Comunale Energia e Ambiente.
  • 1998 ACEA diventa società per azioni.
  • 1999 ACEA SpA quota in Borsa il 49% del capitale. La società si organizza in Holding e viene costituito il Gruppo ACEA con ACEA SpA che controlla ACEA Distribuzione, ACEA Trasmissione, ACEA ATO2 2000.
  • 2001 Il Gruppo ACEA acquisisce da Enel SpA il ramo di distribuzione di energia nell’area metropolitana di Roma. ACEA Distribuzione SpA diviene così il secondo operatore di distribuzione di energia elettrica a livello nazionale.
  • 2002 ACEA si concentra sul consolidamento e l’espansione del core business. Si conclude l’iter per la gestione del ciclo idrico integrato nell’ATO2 – Lazio centrale e viene acquisito l’intero servizio fognature nel Comune di Roma. ACEA crea una joint venture strategica nel settore energia con la belga Electrabel SA.
  • 2003 Nel settore energia sono operative le Società frutto della joint venture con Electrabel; ACEA acquisisce una partecipazione in Tirreno Power e definisce un piano di potenziamento della produzione. Nel settore idrico, ACEA cura la gestione del servizio idrico integrato in nuovi Ambiti Territoriali Ottimali e si conferma primo operatore nazionale.
  • 2004 ACEA si aggiudica la gestione dell’illuminazione pubblica di Napoli.
  • 2006 La Società entra nel settore della termovalorizzazione con l’acquisizione di TAD Energia e Ambiente.

Accademia Nazionale d’Arte Drammatica

L’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico si trova in via Vincenzo Bellini 16.

L’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” è fondata a Roma nel 1936 dal teorico teatrale, critico e scrittore italiano Silvio D’Amico, amico di Luigi Pirandello e Jacques Copeau, insieme a  Orazio Costa e Marisa Fabbri, e a lui è stata intitolata dopo la sua morte.

Attualmente è presieduta da Caterina d’Amico e diretta da Daniela Bortignoni.

Silvio d’Amico fonda l’Accademia su una nuova idea di teatro, superando il modello teatrale incentrato esclusivamente sull’arte del grande attore, e introducendo l’interpretazione moderna, basata sull’armonica relazione di tutti gli elementi che contribuiscono a formare uno spettacolo. Da qui il concetto di “regia” che l’Accademia ebbe il merito di importare nel panorama teatrale italiano. Il suo progetto didattico è da sempre ispirato a un concetto di laboratorio e sperimentazione che permette agli allievi di confrontarsi con diverse metodologie di grandi Maestri della scena italiana e internazionale.

I metodi di indagine critica, di ricerca e di pedagogia dei fondatori, il cui insegnamento continua attraverso successori formati alla loro scuola, sono stati perfezionati dagli stessi insegnanti dell’accademia.

Gli attori dell’Accademia hanno dato non solo un contribuito al prestigio del teatro italiano ma anche al cinema internazionale. I seguenti nomi sono solo un esempio degli attori famosi che hanno frequentato l’Accademia nel passato: Anna Magnani, Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Nino Manfredi, Monica Vitti, Glauco Mauri, Gian Maria Volontè, Roberto Herlitzka, Michele Placido e Remo Girone; e più di recente: Sergio Castellitto, Margareth Mazzantini, Anna Marchesini, Sergio Rubini, Luca Zingaretti, Margherita Buy, Sabina Guzzanti, Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Gifuni, Pierfrancesco Favino, Michele Riondino, Luca Marinelli, Silvia d’Amico, Lucrezia Guidone e Fabrizio Falco.

Tra i registi ricordiamo: Luigi Squarzina, Giorgio De Lullo, Andrea Camilleri, Luca Ronconi, Carmelo Bene, Mario Missiroli, Gabriele Lavia, Giorgio Barberio Corsetti, Armando Pugliese, Giorgio Pressburger, Walter Pagliaro, Sergio Rubini, e di recente Emma Dante, Arturo Cirillo e Massimiliano Civica.

Con la riforma del settore artistico-musicale del 1999, l’accademia è entrata a far parte del comparto dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, come “istituzione di alta cultura” di livello universitario per la formazione di attori e registi di teatro. Finanziata congiuntamente dal MIUR (Ministero dell’istruzione università e ricerca) e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’accademia rilascia diplomi accademici di primo livello (equipollenti alla laurea) e di secondo livello (equipollenti alla laurea magistrale). L’ammissione degli allievi è programmata, in rapporto alle capacità strutturali dell’istituto e alle possibilità di assorbimento professionale.

L’accademia svolge inoltre attività di spettacolo, di studio e ricerca e di promozione culturale.

L’Accademia ha tre sedi a Roma: la sede principale è in via Vincenzo Bellini 16, il Centro Studi Casa Macchia è a pochi metri, in via Guido d’Arezzo 23, mentre iTeatro Studio Eleonora Duse, dove hanno luogo i saggi e le esercitazioni, è in via Vittoria 6 (nel tridente di piazza del Popolo).

Pagina ufficiale: www.accademiasilviodamico.it/

Per approfondire: www.criticagiornalistica.it/chi_siamo.htmlit.wikipedia.org/wiki/Accademia_nazionale_d%27arte_drammatica

Nei dintorni: piazza Verdi, Poligrafico dello Stato, via Giovanni Paisiello,

Accademia di Romania

L’Accademia di Romania si trova in piazzale José de San Martin 1.

Nel 1920 il Parlamento della Romania approvava una legge  che prevede la fondazione di accademie romene all’estero: la Scuola romena di Fontenay aux Roses a Parigi e la Scuola Romena di Roma, destinate al perfezionamento dei giovani romeni nel campo delle discipline umanistiche (lettere classiche e moderne, storia ed archeologia), delle belle arti e dell’architettura. Nel 1921 il Governatore di Roma mette a disposizione dello Stato romeno un terreno a Valle Giulia per la costruzione di un immobile che accogliesse un’Accademia e la Scuola inizia l’attività l’anno seguente in una sede provvisoria in Via Emilio de’ Cavalieri 11.

L’attuale sede, inaugurata nel gennaio 1933, fu edificata sotto la direzione dell’architetto Petre Antonescu, grazie alla munificenza della Banca Nazionale della Romania. A quella data funzionava già la British School in un vicino palazzo e, nei decenni seguenti, con l’edificazione delle altre accademie straniere, Valle Giulia si trasformò un una vera e propria Valle delle Accademie.Fondatore della Scuola e primo suo direttore fu Vasile Pârvan (1922-1927). Nel 1923 uscì il primo volume dell’annuario della Scuola (Ephemeris Dacoromana), che riuniva lavori di storia, archeologia, storia dell’arte ed architettura, lettere classiche e moderne, storia della letteratura, firmati dai membri della Scuola. Fino al 1945 furono pubblicati dieci numeri dell’annuario.Dal 1925 fu inaugurata una seconda pubblicazione – Diplomatarium Italicum, che presentava raccolte di documenti sulla storia e la cultura romena raccolti nelle biblioteche e negli archivi italiani (ne furono pubblicati fino al 1939 quattro volumi). Periodicamente erano organizzate all’Accademia mostre d’arte ed architettura dei suoi membri. La Biblioteca della Scuola raggiunse fino all’inizio della seconda guerra mondiale circa 13.000 volumi. Nel 1945 l’Accademia di Romania divenne uno dei membri fondatori dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte di Roma. Nel 1947 le autorità romene decisero la chiusura dell’istituzione. Dal 1947 al 1969 l’Accademia rimase chiusa, l’edificio degradandosi gradualmente.

Nel periodo del “disgelo” nei rapporti tra la Romania comunista e l’Occidente, la sede dell’Accademia è riaperta come “Biblioteca Romena di Roma” diretta, inizialmente, dall’italianista Alexandru Balaci. Nel 1990, dopo la caduta, a Bucarest del regime totalitario, l’istituzione cambia statuto, ridiventando l’Accademia di Romania a Roma, ed è fu riportata gradualmente al suo scopo iniziale. Dal 1999 sono elargite le borse di studio “Vasile Pârvan” nei campi tradizionali di perfezionamento post-universitario e post-dottorale ed è ripresa la pubblicazione dell’annuario Ephemeris Dacoromana.

Dopo la creazione, nel 2003, dell’Istituto Culturale Romeno, l’Accademia di Romania ha assunto anche il ruolo di istituto culturale romeno all’estero. La sua gestione è affidata al Ministero degli Esteri della Romania, le sue attività scientifiche sono coordinate dall’Accademia Romena di Bucarest e dal Ministero romeno dell’Educazione Nazionale e quelle culturali dall’Istituto Culturale Romeno.

Pagina ufficiale: www.accadromania.it

Spiagge al Flaminio

fl2-spiaggia-davanti-largo-antonio-sartiLungo la riva sinistra tra ponte Milvio e Ponte Risorgimento, lungo l’attuale Lungotevere Flaminio, da sempre si è estesa una lingua di sabbia fluviale che costituiva l’arenile più bello di tutto il Tevere nella zona di Roma.

Nei secoli, la gioventù’ romana ha sempre mostrato una spiccata tendenza a immergersi nelle acque. Con la caduta Continue reading

Ugo Luccichenti

Questa pagina delinea le opere di Ugo Luccichènti, (Isola del Liri 1898 – Roma 1976), ingegnere e architetto, figura fondamentale nel trentennio 1935 1965 nel campo dell’edilizia residenziale privata.

Ugo Luccichenti, sostenuto da una severa disciplina professionale venata di spregiudicatezza e sperimentalismo, si è dedicato soprattutto all’edilizia residenziale privata, divenendo una figura fondamentale nel trentennio 1935.1965. Suo fratello è l’architetto Amedeo Luccichenti, progettista di molte opere a Roma tra cui il Villaggio Olimpico.

Luccichenti ha realizzato esclusivamente edilizia residenziale in stretto rapporto con la Società Generale Immobiliare, società protagonista dello sviluppo urbanistico e immobiliare della capitale in tutto il secolo scorso sia attraverso nuove costruzioni (Cassia, Colombo, Monte Mario, Esquilino, Talenti, Vigna Clara, Casal Palocco, Olgiata, ecc.) sia e i famosi “sventramenti” urbani, all’Esquilino e intorno al Vaticano, sotto il cui controllo la società passò dopo i Patti Lateranensi del 1929.

Nella sua opera Ugo Luccichenti riusce in qualche modo a coniugare le esigenze di profitto della Immobiliare con una architettura estrosa ed una ricerca compositiva che fosse comunque funzionale e vivibile; riusciva ad eseguire progetti curati e definitivi senza ripensamenti e modifiche in corso d’opera, cosa che velocizzava l’edificazione e dava garanzie sui preventivi dei costi, cercando sempre la soluzione realizzativa più economica anche grazie alla capacità di sfruttare completamente le aree edificabili adattandovi i suoi progetti; al contempo mantenne sempre una certa sensibilità razionalista e sperimentalista, con l’attenta scelta dei materiali, la cura dei particolari, la scelta di soluzioni architettoniche oculate, funzionali e dall’effetto estetico mai banale. Sempre, come scrive Elia Manieri, con “spregiudicatezza, sperimentalismo, volontà di successo e profonda disciplina professionale”, tratti caratteristici della sua forte personalità.

Luccichenti è attento ai temi introdotti dal “razionalismo”, filtrati però attraverso quella particolare visione monumentale dell’architettura che caratterizzò l’ambiente romano di quegli anni.

Nel dopoguerra continua a lavorare, quasi esclusivamente a Roma, sul tema della residenza per una committenza borghese. La notevole espansione urbana è dominata dalle regole della speculazione edilizia e lavorare per una committenza privata significa spesso per un architetto dover accettare i condizionamenti imposti dalla ricerca del massimo profitto. In contrasto con questa tendenza Luccichenti cercò di salvaguardare una dignità professionale portando avanti una personale ricerca compositiva. Facilitato nei rapporti sociali dal carattere estroverso e solare, la sua elevata e riconosciuta professionalità gli consentì di realizzare un numero consistente di architetture. Il suo linguaggio diventa infine eclettico e sperimentale, spaziando dal manierismo razionalista a soluzioni quasi espressioniste, nella costante volontà di sorprendere attraverso un’articolazione spaziale o una caratterizzazione strutturale. E’ un progettista solido, attratto contemporaneamente dalle innovazioni formali e dal rigore della costruzione, da lui approfondita fino al minimo dettaglio nel progetto. Nell’ambiente architettonico romano e nazionale vive lontano dai maestri e dalle correnti di pensiero, preferendo la professione al confronto sulle teorie dell’architettura. E’ amico dei pittori M. Maccari, A. Donghi e G. Capogrossi, e alla fine della sua carriera inizia a dipingere lui stesso, coltivando anche un grande interesse per la musica.

Nel 1952, con il progetto e la successiva realizzazione del complesso residenziale di Belsito, inizia una lunga collaborazione con la Società generale immobiliare, dalla quale ricevette numerosi incarichi. Tra il 1957 e il 1960 realizzò, su incarico dell’INA-Casa e con M. Manieri Elia, M. Nicoletti e L. Rota, il progetto per case in linea a Margherita di Savoia, in provincia di Foggia. Tra il 1958 e il 1965 lavorò con Adalberto Libera, Mario Paniconi, Giulio Pediconi e G. Vaccaro alla sistemazione urbanistica del quartiere di Casalpalocco su incarico della Società Generale Immobiliare. Per la stessa società realizza con E. Pifferi e A. Ressa l’albergo Cavalieri Hilton sulla collina di Monte Mario. Negli ultimi anni della sua vita costruì diverse ville, anche una per sé e sua moglie a Saturnia, nelle quali sembrò preferire soluzioni costruttive e formali della tradizione allo sperimentalismo che aveva caratterizzato la sua lunga attività professionale. Tra il 1969 e il 1976, infine, si dedicò alla pittura, morì a Roma nel 1976.

Sono gli anni in cui nasce il genere della palazzina che caratterizza l’abitazione della nuova classe borghese urbana.

Ha collaborato ai piani regolatori di Frascati e Castel Gandolfo, e ha elaborato progetti per l’aeroporto di Fiumicino e per il mercato ortofrutticolo di Roma si occupa della sistemazione di Casal Palocco (1958-1965) dove reralizza delle ville. Successivamente realizzò alcune ville e villini e nel 1969 cessò la sua attività dedicandosi alla pittura.

Opere di Luccichenti nel Municipio II e dintorni sono:

  • palazzina in via Panama 22 (1935 – 1937);
  • palazzina in via Lima 4, angolo via Polonia, del 1935-1937,
  • palazzina in via Panama angolo via Polonia, del 1935-1937,
  • palazzina in via Panama 102, del 1935-1937,
  • palazzina via Giovanni da Procida (1936 – 1938);
  • palazzina in via Gian Battista De Rossi (1938);
  • palazzetto Papi in lungotevere Flaminio (1935 – 1938);
  • palazzina in viale del Vignola (1939 – 1941);
  • sistemazione edilizia della zona di Porta Angelica (1939-1941),
  • palazzina Bornigia, in piazza delle Muse 6-7 (1940-1941), nella quale il fronte principale rinuncia alla materialità del muro e si trasforma in un telaio disegnato dai pilastri, sul limite della facciata, e dalle solette dei lunghi balconi in aggetto,
  • edificio IACP in viale Pinturicchio 93 (1948), , dove un partito di piccoli balconi in aggetto si sovrappone alla rigida stereometria del volume segnato, in orizzontale, dalla bucatura continua delle logge su piani alterni,
  • palazzina in via di San Valentino 16 (1948-1950) insieme con V. Monaco;
  • palazzina La Nave, in via Fratelli Ruspoli 10 (1946-1949);
  • palazzina Via Archimede 160, con Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti (1950)(?);
  • palazzo edilizia intensiva via Montello (quartiere Delle Vittorie);
  • villa Petacci, in via della Camilluccia 355, razionalista, demolita
  • complesso residenziale in piazza Belsito (5 palazzine con il ristorante ora ufficio postale, ed il cinema interrato) (1952),
  • complesso di piazzale delle Medaglie d’Oro (1953), dove ha anche realizzato l’ufficio postale modello),
  • sede dell’Ente Nazionale Cellulosa e Carta (1953);
  • palazzina in via Archimede 185 (1953), nella quale l’aggetto del balcone e della pensilina, presente su ogni livello con la funzione di supporto all’avvolgibile continuo, conferisce all’insieme un caratteristico sviluppo orizzontale,
  • edificio intensivo in viale Libia 6-14 (1953-1954);
  • palazzina in largo Nicola Spinelli angolo via Giovanni Paisiello (1953-1954);
  • palazzina via Lisbona; palazzina via Carlo Evangelisti (Monte Mario);
  • edificio semintensivo in via Tagliamento 5-9 (1956-1959);
  • palazzina in via Tommaso Salvini (circa nel 1957) con Adalberto Libera, Mario Paniconi, Giulio Pediconi e Giuseppe Vaccari, un grande blocco a gradoni che segue la forte pendenza del terreno;
  • palazzina in via Francesco Denza … angolo piazzale del Parco della Rimembranza;
  • palazzina  in viale dei Parioli angolo via Antonio Stoppani al posto della Villa Villegas;
  • Hotel Hilton, albergo di lusso di otto piani fuori terra e tre interrati che domina Roma su Monte Mario, realizzato 1960-1963 fu in collaborazione con Pifferi e Ressa dalla Società Generale Immobiliare. L’edificio ha un grande impatto visivo sulla sky line della città. E’ costruito nell’area in cui era previsto un piazzale panoramico e duramente contestato per il suo impatto sia sul centro storico che sulla zona, di cui ha modificato i rapporti paesistici e le successive scelte urbanistiche

Pagine correlate: Ugo Luccichenti. Opere nel Municipio II, Luccichenti e gli anni del boom. Un itinerario in bici di Maria Laura Rodotà,

Teatro Olimpico

Il Teatro Olimpico è in piazza Gentile da Fabriano.

Costruito negli anni trenta ed inaugurato come cinema teatro Flaminio. Il teatro con platea e balconata ospita 1400 spettatori ed ha un palcoscenico multifunzionale largo 12 m e profondo 11 m.

Fino alla fine degli anni Settanta la sala alternava musica e cinema, ma quando la società proprietaria dell’immobile e l’Ente Cinematografico Italiano falliscono il Teatro Olimpico è messo in vendita. Il Presidente dell’Accademia Filarmonica Romana, Adriana Panni, promuove una grande sottoscrizione, unendo molti cittadini in una Società “Teatro Olimpico spa ” che lo acquista nel 1980.

Da allora il Teatro è sede stabile dei concerti della Filarmonica, ma anche un teatro a tempo pieno con una sua programmazione ed un suo pubblico affezionato.

Punto di forza del Teatro è anche la sua architettura, punto d’incontro tra teatro di varietà e sala cinematografica. Come disse Orson Welles, il Teatro Olimpico è l’unico posto di Roma in grado di ricordare l’atmosfera dei teatri di Broadway.

Nel foyer inoltre sono presenti diverse sceneggiature di Giacomo Manzu, … che costituiscono delle vere e proprie opere di arte contemporanea.

Nei dintorni: Lungotevere delle Navi, viale del Vignola, via Guido Reni, viale Pinturicchio,

Piazza Gentile da Fabriano

fl2-piazza-gentile-da-fabriano-rerumromanarumPiazza Gentile da Fabriano è uno slargo di lungotevere Flaminio in corrispondenza del Ponte della Musica. Su questa piazza si imposta il tridente viario previsto dal Piano Regolatore del 1909 con via Guido Reni al centro, viale del Vignola a destra e viale Pinturicchio a sinistra, che voleva richiamare quello più famoso di piazza del Popolo. Tutti e tre i viali del tridente portano a via Flaminia. Continue reading

Sede sportiva dei Cavalieri di Colombo

A Roma nel Municipio II i Cavalieri di Colombo hanno una sede sportiva in lungotevere Flaminio 87, progettata nel 1934 da Ernesto Bruno La Padula aderendo ai canoni di un raffinato razionalismo, e i campi di calcio in viale delle Belle Arti, tra Sant’Eugenio e Villa Giulia. Sono loro che prima della seconda guerra mondiale hanno donato al Vaticano l’area su cui è sorta la Basilica di Sant’Eugenio.

Molti dei primi membri erano immigrati, che spesso vivevano in condizioni antigieniche e facevano i lavori più pericolosi. Una missione primaria dei Cavalieri era quella di proteggere le famiglie contro la rovina finanziaria causata dalla morte del capofamiglia e quindi, all’inizio, si sostenevano soltanto le vedove e i loro figli dopo la morte del capofamiglia.

Oggi l’Ordine offre una struttura moderna, il funzionamento di un’assicurazione professionale con un portafoglio di più di $80 miliardi di dollari di polizze a vita (in vigore a partire da giugno 2011), sostenuto da 15,5 miliardi dollari in asset, e tiene il rating più alto tra le assicurazioni americane, pari a quello del governo degli Stati Uniti.

La confraternita ha così assunto un potere enorme attraverso l’adesione di più di 1,8 milioni di soci in 15.000 consigli, con quasi 200 consigli nei campus universitari. In Italia è arrivata nel dopoguerra.

Tutte le cerimonie dell’Ordine e le riunioni di lavoro sono limitate ai membri e la promessa di non rivelare alcun dettaglio dei cerimoniali salvo ad un Cavaliere è necessaria. L’adesione è limitata a uomini di età superiore ai 18 anni.

Nell’anno 2010 ‘ordine ha dato più di US $ 154 milioni direttamente alla carità (oltre 1.406 milioni dollari in contributi di beneficenza e di 653 milioni di ore di lavoro negli ultimi 10 anni) ed eseguito oltre 70 milioni di ore-uomo di volontariato. Oltre 413.000 litri di sangue sono stati donati. Per il loro sostegno alle comunità ecclesiali e locali, nonché per i loro sforzi filantropici, l’Ordine si riferisce spesso a sé stesso come “braccio destro forte della Chiesa”.

Web Site: www.kofc.it

Nel dintorni: Fortezza Navigante, piazza Antonio Mancini,