ACEA

Questa pagina racconta la storia dell’ACEA, un gruppo quotato in borsa che opera nei settori idrico, della distribuzione e vendita dell’energia elettrica e dell’ambiente (gestione rifiuti e produzione energia). Capogruppo è l’ACEA S.p.A. Nel settore idrico ACEA è 1° operatore in Italia con circa 8,5 milioni di abitanti serviti. Nel settore delle reti di distribuzione ACEA è 3° operatore in Italia con 11,0 TWh di elettricità distribuita. Nel settore Energia ACEA è il 3° operatore in Italia con oltre 15 TWh di volumi venduti di energia elettrica. Nel settore Ambiente ed Energia, ACEA è il 5° operatore in Italia con circa 550 mila tonn./anno di rifiuti trattati.

  • 1909 nasce l’Azienda Elettrica Municipale (AEM) del Comune di Roma con l’obiettivo di fornire energia per l’illuminazione pubblica e privata.
  • 1912 viene inaugurata la Centrale Montemartini.
  • 1922 anno della marcia su Roma. Uno dei temi principali dello scontro interno alla maggioranza sono proprio le aziende pubbliche comunali, tra cui l’AEM (Azienda Elettrica Municipale) e l’ATM (Azienda Tranviaria Romana), che i fascisti attaccano furiosamente nel consiglio comunale.
  • 1937 AEM diventa AGEA Azienda Governatoriale Elettricità e Acque, con il conferimento del servizio di gestione degli acquedotti. Cominciano i lavori dell’Acquedotto del Peschiera.
  • 1945 L’AGEA assume la denominazione di ACEA Azienda Comunale Elettricità e Acque.
  • 1945 Alla fine della Seconda Guerra Mondiale Roma può contare solo sulla Centrale Montemartini.
  • 1964 Scade la concessione alla società Acqua Marcia per la gestione dell’Acqua Pia e l’ACEA rileva la parte della società interessata a tale servizio e acquisisce la gestione dell’intero servizio degli acquedotti romani.
  • 1985 ACEA acquisisce il servizio di depurazione delle acque reflue di Roma, ponendo le basi per la gestione integrata di tutto il ciclo idrico.
  • 1989 ACEA assume la gestione del servizio di illuminazione pubblica del Comune di Roma e cambia la denominazione in ACEA Azienda Comunale Energia e Ambiente.
  • 1998 ACEA diventa società per azioni.
  • 1999 ACEA SpA quota in Borsa il 49% del capitale. La società si organizza in Holding e viene costituito il Gruppo ACEA con ACEA SpA che controlla ACEA Distribuzione, ACEA Trasmissione, ACEA ATO2 2000.
  • 2001 Il Gruppo ACEA acquisisce da Enel SpA il ramo di distribuzione di energia nell’area metropolitana di Roma. ACEA Distribuzione SpA diviene così il secondo operatore di distribuzione di energia elettrica a livello nazionale.
  • 2002 ACEA si concentra sul consolidamento e l’espansione del core business. Si conclude l’iter per la gestione del ciclo idrico integrato nell’ATO2 – Lazio centrale e viene acquisito l’intero servizio fognature nel Comune di Roma. ACEA crea una joint venture strategica nel settore energia con la belga Electrabel SA.
  • 2003 Nel settore energia sono operative le Società frutto della joint venture con Electrabel; ACEA acquisisce una partecipazione in Tirreno Power e definisce un piano di potenziamento della produzione. Nel settore idrico, ACEA cura la gestione del servizio idrico integrato in nuovi Ambiti Territoriali Ottimali e si conferma primo operatore nazionale.
  • 2004 ACEA si aggiudica la gestione dell’illuminazione pubblica di Napoli.
  • 2006 La Società entra nel settore della termovalorizzazione con l’acquisizione di TAD Energia e Ambiente.

Accademia di Romania

L’Accademia di Romania si trova in piazzale José de San Martin 1.

Nel 1920 il Parlamento della Romania approvava una legge  che prevede la fondazione di accademie romene all’estero: la Scuola romena di Fontenay aux Roses a Parigi e la Scuola Romena di Roma, destinate al perfezionamento dei giovani romeni nel campo delle discipline umanistiche (lettere classiche e moderne, storia ed archeologia), delle belle arti e dell’architettura. Nel 1921 il Governatore di Roma mette a disposizione dello Stato romeno un terreno a Valle Giulia per la costruzione di un immobile che accogliesse un’Accademia e la Scuola inizia l’attività l’anno seguente in una sede provvisoria in Via Emilio de’ Cavalieri 11.

L’attuale sede, inaugurata nel gennaio 1933, fu edificata sotto la direzione dell’architetto Petre Antonescu, grazie alla munificenza della Banca Nazionale della Romania. A quella data funzionava già la British School in un vicino palazzo e, nei decenni seguenti, con l’edificazione delle altre accademie straniere, Valle Giulia si trasformò un una vera e propria Valle delle Accademie.Fondatore della Scuola e primo suo direttore fu Vasile Pârvan (1922-1927). Nel 1923 uscì il primo volume dell’annuario della Scuola (Ephemeris Dacoromana), che riuniva lavori di storia, archeologia, storia dell’arte ed architettura, lettere classiche e moderne, storia della letteratura, firmati dai membri della Scuola. Fino al 1945 furono pubblicati dieci numeri dell’annuario.Dal 1925 fu inaugurata una seconda pubblicazione – Diplomatarium Italicum, che presentava raccolte di documenti sulla storia e la cultura romena raccolti nelle biblioteche e negli archivi italiani (ne furono pubblicati fino al 1939 quattro volumi). Periodicamente erano organizzate all’Accademia mostre d’arte ed architettura dei suoi membri. La Biblioteca della Scuola raggiunse fino all’inizio della seconda guerra mondiale circa 13.000 volumi. Nel 1945 l’Accademia di Romania divenne uno dei membri fondatori dell’Unione Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell’Arte di Roma. Nel 1947 le autorità romene decisero la chiusura dell’istituzione. Dal 1947 al 1969 l’Accademia rimase chiusa, l’edificio degradandosi gradualmente.

Nel periodo del “disgelo” nei rapporti tra la Romania comunista e l’Occidente, la sede dell’Accademia è riaperta come “Biblioteca Romena di Roma” diretta, inizialmente, dall’italianista Alexandru Balaci. Nel 1990, dopo la caduta, a Bucarest del regime totalitario, l’istituzione cambia statuto, ridiventando l’Accademia di Romania a Roma, ed è fu riportata gradualmente al suo scopo iniziale. Dal 1999 sono elargite le borse di studio “Vasile Pârvan” nei campi tradizionali di perfezionamento post-universitario e post-dottorale ed è ripresa la pubblicazione dell’annuario Ephemeris Dacoromana.

Dopo la creazione, nel 2003, dell’Istituto Culturale Romeno, l’Accademia di Romania ha assunto anche il ruolo di istituto culturale romeno all’estero. La sua gestione è affidata al Ministero degli Esteri della Romania, le sue attività scientifiche sono coordinate dall’Accademia Romena di Bucarest e dal Ministero romeno dell’Educazione Nazionale e quelle culturali dall’Istituto Culturale Romeno.

Pagina ufficiale: www.accadromania.it

Spiagge al Flaminio

fl2-spiaggia-davanti-largo-antonio-sartiLungo la riva sinistra tra ponte Milvio e Ponte Risorgimento, lungo l’attuale Lungotevere Flaminio, da sempre si è estesa una lingua di sabbia fluviale che costituiva l’arenile più bello di tutto il Tevere nella zona di Roma.

Nei secoli, la gioventù’ romana ha sempre mostrato una spiccata tendenza a immergersi nelle acque. Con la caduta Continue reading

Duilio Cambellotti

fl2-duilio_cambellotti_1908Duilio Cambellotti (1876-1960), romano, è stato un artista italiano di arti grafiche e di arti visive. E’ uno degli artisti più validi in Italia dell’Art Nouveau e l’esponente più famoso della schiera di artisti e nello stesso tempo artigiani che operano nella prima metà del Novecento. E’ stato illustratore di libri e riviste, incisore, xilografo, pittore, scenografo, architetto, decoratore, arredatore, designer, grafico, cartellonista pubblicitario, progettista di suppellettili, oggettistica e componenti d’arredo, scultore, ceramista e illustratore.

Duilio Cambellotti nasce a Roma da padre intagliatore e doratore, che per primo gli impartì gli insegnamenti e la passione per le arti applicate, terminati gli studi di ragioneria, si iscrive al corso triennale di “decorazione pittorica e disegno applicato alle industrie artistiche”, presso il Museo Artistico Industriale di Roma.  Uscito dalla scuola, Cambellotti inizia l’attività di grafico ed è tra i primi in Italia ad aderire alle idee di William Morris sulla necessità di ridare qualità all’artigianato. Continue reading

Palazzo in Piazza Perin del Vaga 4

Il grande palazzo in piazza Perin del Vaga 4 occupa tutto l’isolato di piazza Perin del Vaga, via Giroamo Muziano, via Raffaele Stern, lungotevere Flaminio, via Masolino da Panicale.

Il palazzo è l’edificio centrale del complesso ICP Flaminio II e, in alto sull’entrata, presenta una fascia con la scritta ISTITUTO PER LE CASA POPOLARI che costruì il complesso.

Sulla destra dell’entrata, in basso, una lapide ricorda ai passanti che l’opera iniziò il 21 Aprile, Natale di Roma, di un Anno Santo: ALL’ACCRESCIUTA CERCHIA DELL’URBE / AI PIU’ NUMEROSI SUOI CITTADINI / L’ISTITUTO PER LE CASE POPOLARI / CON INESAUSTA FERVIDA FEDE / DI PIU’ VASTE OPERE / UN NUOVO INIZIO SERRANDO / PER LA MANO AUGUSTA / DI S.M. VITTORIO EMANUELE III / QUESTA PIETRA ANGOLARE PONEVA / MCMXXV NATALE DI ROMA / QUOD BONUM FAUSTUM FELIX / FORTUNATUMQUE SIT (che sia questo giorno buono, fausto, felice e fortunato)

Entrando nel cortile potete vedere il tipico giardino di una casa popolare in cui hanno abitato e abitano persone di diverso livello ed estrazione sociale. Sulla destra c’è un grande glicine, quella era casa  di Duilio Cambellotti, autore delle cancellate del palazzo, dove fino a qualche anno fa vivevano i suoi discendenti.

Nel cortile, un’associazione culturale ubicata nei locali dell’antico Lavatoio Contumaciale, da cui ha assunto emblematicamente il nome. Contumaciale, infatti, significa “a distanza” in quanto era un lavatoio esterno alle abitazioni a disposizione di tutti gli abitanti del palazzo.  L’interno del locale, ristrutturato nel ’74 su progetto dell’architetto Costantino Dardi, si presenta diviso in due ambienti divisi da un “muro/scultura”, dal quale è stato tratto l’attuale logo dell’associazione culturale.

Nei dintorni: Fontane dei Delfini, Villa Riccio, piazza Melozzo da Forlì,

Fontane dei Delfini

fl2-fontana-dei-delfiniLe Fontane dei Delfini si trovano in piazza Perin del Vaga.

Ai lati della piazza creata intorno al 1926 nell’ambito del complesso ICP Flaminio II sorgono due fontane di travertino, gemelle, ognuna delle quali costituita da un delfino con la coda alzata che gioca con una palla, posto su un pilastro, che getta acqua in due delle tre tazze sottostanti

Sono degli evidenti richiamo a motivi fluviali, realizzate intorno al 1926, insieme al complesso edilizio che si affaccia sulla piazza anche per concentrare l’attenzione del passante verso l’ingresso monumentale dell’edificio centrale in (palazzo in piazza Perin del Vaga 4) e sulla scritta, in alto sull’entrata, ISTITUTO PER LE CASE POPOLARI.

Video Youtube

Nei dintorni: lungotevere Flaminio,

Piazza Perin Del Vaga

fl2-piazza-perin-del-vagaPiazza Perin Del Vaga è una piccola piazza ellittica e da un breve viale all’interno del complesso ICP Flaminio II, creata dai tre grandi edifici che lo compongono: il palazzo in piazza Perin del Vaga 4, il palazzo in piazza Melozzo da Forlì 1 e il palazzo in piazza Melozzo da Forlì 4. Continue reading

ICP Flaminio II

Questa pagina delinea il secondo intervento dell’Istituto Case Popolari (ICP) nel quartiere Flaminio, tra lungotevere Flaminio, via Virgilio Vespignani, piazza Melozzo da Forlì, viale del Vignola e via Raffaele Stern.

Il complesso abitativo ICP Flaminio II è costituito da tre grandi edifici, tra lungotevere Flaminio e viale del Vignola, ed è realizzato nel 1926 a cura dell’Istituto Case Popolari:

  • palazzo in piazza Perin del Vaga 4
  • palazzo in piazza Melozzo da Forlì 1
  • palazzo in piazza Melozzo da Forlì 4

All’interno del complesso, due brevi strade alberate con lecci al centro (via Masolino da Panicale e via Girolamo Muziano) convergono su piazza Perin del Vaga che, a sua volta, porta a piaza Melozzo da Forlì.
Gli edifici sono in stile neo-barocco che richiama elementi dell’architettura minore del tardo Cinquecento e sono stati realizzati su progetto degli architetti:

  • T. Bruner e Mario De Renzi (palazzo in piazza Perin del Vaga 4).
  • Alessandro Limongelli (palazzo in  piazza Melozzo da Forlì 1),
  • Giuseppe Wittinch (palazzo in  piazza Melozzo da Forlì 4),

Il grande complesso comprende 339 alloggi popolari ed è centrato su una piazzetta, piazza Perin del Vaga, decorata con le due fontane dei delfini. Le condizioni di manutenzione del complesso lasciano oggi a desiderare.
I tre grandi edifici offrono un fronte piuttosto compatto al loro esterno e grandi cortili con una gradevole sequenza di spazi pubblici e semipubblici sul fronte interno.

Nella stessa piazza, sui prospetti laterali dell’edificio si può leggere: HOMO LOCUM ORNAT – NON HOMINEM LOCUS (l’uomo nobilita il luogo, non il luogo l’uomo) UT CORPUS ANIMO – SIC DOMUS CORPORI (come il corpo è fatto per l’anima, così la casa per il corpo) SATIS AMPLA – QUAE SECURITATE RIDEAT (abbastanza ampia da infondere sicurezza) SALUTI ET HONESTIS – LABORIBUS SACRA DOMUS (la casa è sacra alla salute ed agli onesti lavoratori).

In un angolo del palazzo in piazza Melozzo da Forlì 4, all’angolo con via Virginio Vespignani, una gentile Madonnella in mosaico.

Per approfondire: www.archidiap.com/opera/case-icp-flaminio-ii/

Nei dintorni: Villa Riccio, ICP Flaminio I,

Villa Riccio

Villa Riccio è un complesso edilizio nell’isolato tra lungotevere Flaminio, via Donatello, viale del Vignola e via Raffaele Stern, un esempio di architettura economica che, grazie all’intuito dei progettisti, alla posizione e alla cura degli abitanti, è diventato oggi un posto chic e costoso.

Su lungotevere Flaminio, tra largo Antonio Sarti e via Raffaele Stern, di fronte al Circolo Ufficiali Marina Militare, c’è una sequenza di palazzine inframmezzate da alberi. Nello stesso isolato sul lato verso viale del Vignola, di fronte a Villa Flaminia, c’è una serie di palazzi un poco più grandi ma dipinti negli stessi colori. All’estremo sud dello stesso isolato, inoltre, all’angolo tra lungotevere Flaminio e largo Antonio Sarti, c’è una casetta con una gentile statua bianca della Madonna sempre adorna di fiori, a testimonianza dell’amore dagli abitanti delle case intorno.

Se entrate all’interno dell’isolato (i cancelli pedonali sembrano chiusi ma basta spingere per entrare) trovate edifici più bassi immersi in un piccolo parco caratterizzato da verde e quiete. E’ la Cooperativa Villa Riccio, un enclave costituita da abitazioni di dimensioni medio-piccole, realizzate per il ceto medio impiegatizio dell’epoca ma che oggi, in molti casi, hanno cambiato proprietari e oggi sono molto richieste dal mercato in virtù della piacevolezza del vivere proposta dal tipo insediativo.

Il complesso realizzato nel 1919 su progetto di E. Negri insieme ad altri tecnici incaricati dal Ministro dell’Economia e delle Ferrovie pro tempore, ing. Vincenzo Riccio.per una cooperativa di postelegrafonici. E proprio da Vincenzo Riccio che questa cooperativa aveva fortemente voluto da quando era un semplice dirigente del Ministero delle Poste (allora le Telecomunicazioni non erano ancora state inventate) la cooperative prende il nome.

Essa rappresenta uno dei prototipi di complessi abitativi romani basati sul giardino ma, a differenza di quanto sarebbe stato fatto due anni più tardi con l’insediamento della Garbatella in cui il giardino si compone di spazi privati di competenza di singole abitazioni e spazi pubblici aperti a tutti, Villa Riccio è progettata come spazio chiuso. protetto con cancellate e recinzioni, in cui il giardino è una spazio interno e continuo tra edifici, a disposizione dei suoi abitanti dove si ha la sensazione che la vita scorra serena e sicura. Villa Riccio, inoltre, è un esempio illuminato di concezione di un condominio come un insieme di componenti reciprocamente utili. Nel complesso per esempio sono presenti (nei palazzi oggi separati dal resto del complesso da via Donatello che, tracciata successivamente, lo ha tagliato in due parti) una sala riunioni e negozi di proprietà conune che, con i proventi dell’affitto, contribuiscono ad azzerare i costi condominiali.

Nel tempo la buona gestione è continuata e, grazie a tali vantaggi, i suoi abitanti hanno resistito alle pressioni di costruttori romani che verso il 1960 proponevano di buttare giù tutto e ricostruire con criteri moderni. Un esempio di tale prassi, non riuscita a Villa Riccio, sono i pessimi palazzi moderni, costruiti su viale del Vignola nelle adiacenze della Piccola Londra, che in quegli anni sostituirono delle vecchie costruzioni preesistenti.

La cooperativa rappresenta in sintesi un tentativo di realizzare un modo ideale di abitare, specchio di un’epoca passata, lontana dalle dinamiche frenetiche della nascente città moderna.

Pagine correlate: Villa Riccio. Approfondimento

Nei dintorni: Complesso ICP Flaminio II, piazza Perin del Vaga, piazza Melozzo da Forlì, Fontanelle dei Delfini,

Storia del quartiere Flaminio dal 1915 al 1959

Dal 1919 in poi, e almeno fino al 1934, il resto del quartiere è costruito adattando il Piano Regolatore del 1909 alla situazione determinata dall’insediamento delle caserme e dal ridimensionamento del giardino di Villa Oblieght (tagliato in due dal nuovo viale del Vignola. Scendendo nei dettagli, è conservato l’impianto generale del tridente come sistema viario principale ed è abolita la piazza secondaria quadrata tra via Guido Reni e viale Pinturicchio; è invece mantenuta l’attuale piazza dei Carracci a lato della via Flaminia alla confluenza tra via Sacconi e via Masaccio, e con la edificazione del complesso ICP Flaminio II sono realizzate due piazze: una piccola, piazza Perin del Vaga, e un’altra più grande su viale del Vignola, piazza Melozzo da Forlì, in cui fu fu compresa la rotonda conclusiva del viale alberato una volta interno alla villa Flaminia.

E’ del 1905 il complesso: ICP Flaminio I, tra via Flaminia e viale Tiziano prima della chiesetta di Sant’Andrea del Vignola, che rompe la regola di lasciare a verde pubblico il corridoio tra la vecchia Flaminia e il nuovo Viale Tiziano. E’ del 1919 il complesso della cooperativa di dipendenti postelegrafonici (oggi denominata Villa Riccio) progettato da E. Negri. E’ del 1919-23 la chiesa di Santa Croce al Flaminio in via Reni, a ridosso della caserma Montello. Sono del 1925-27 gli edifici del complesso ICP Flaminio II, realizzati per l’Istituto Case Popolari su progetto di E. Wittinch, A. Limongelli e M. De Renzi. Sono infine dal 1924 al 1934 il tracciamento dei lotti di testata su piazza Gentile da Fabriano tra viale del Vignola e il Tevere, l’edificazione dei quattro lotti in angolo con l’incrocio tra via Fracassini e via Tiepolo – via Correggio e – tra via Masaccio e viale Pinturicchio – della maggior parte degli isolati su via Giuseppe Sacconi, via Guglielmo Calderini e largo Cola dell’Amatrice. A lungotevere delle Navi e nei pressi di piazza Mancini, inoltre, opera l’INCIS.

Contemporaneamente alla prosecuzione del disegno d’insieme secondo il vecchio piano, il successivo Piano Regolatore del 1931 (Marcello Piacentini, Gustavo Giovannoni e altri su incarico del Governatorato di Roma) introduce alcuni cambiamenti sostanziali. A fianco di episodi secondari come l’apertura dell’ultimo tratto di viale del Vignola da via Donatello a via Flaminia, è previsto un collegamento triplo del quartiere Flaminio con la riva opposta del Tevere, tra Ponte Risorgimento e Ponte Flaminio, che doveva affiancare il vecchio Ponte Milvio.

  1. Il primo ponte è previsto in piazza Gentile da Fabriano e collega via Guido Reni con viale Angelico. Questo progetto, in effetti, è stato  realizzato ottanta anni dopo con il ponte della Musica.
  2. Il secondo collegamento previsto (e mai realizzato) è un altro ponte tra piazza del Fante e largo Antonio Sarti che, attraverso l’asse via Monte Zebio via Fracassini, avrebbe realizzato un percorso rettilineo da piazza Mazzini allo Stadio Nazionale (in corrispondenza dell’attuale piazzale Ankara). Da largo Sarti inoltre, un secondo percorso (parzialmente realizzato con l’attuale via Donatello) doveva attraversare viale del Vignola, tagliando una lottizzazione a schiera in fase di realizzazione (Villa Riccio), attraversare via Flaminia e viale Tiziano e raggiungere il nuovo piazzale della stazione Flaminia, nuovo ingresso ferroviario da Nord alla città previsto nella piana dove allora era il Campo Corse Parioli.
  3. Il terzo collegamento (l’attuale Ponte Duca d’Aosta) ha lo scopo di collegare il quartiere Flaminio al parco con impianti sportivi in costruzione sull’alta riva del Tevere, ai prati della Farnesina: il Foro Mussolini. La realizzazione del Foro era stata avviata dal 1928 dall’Opera Nazionale Balilla e la sua progettazione, nell’ultima versione del 1933, arriva a comprendere anche una proposta per il Flaminio sulla sponda opposta, in coerenza con le indicazioni del piano regolatore del 1931 per il completamento del tridente e del ridisegno complessivo dell’area delle caserme (idea che non ebbe mai seguito). Con questo nuovo ponte si vuole creare un asse viario perpendicolare a viale Pinturicchio, che avrebbe collegato ial nuovo Stadio dei Cipressi oltre Tevere con lo Stadio Nazionale.

Nel 1934, nello Stadio Nazionale, la squadra italiana di calcio vince il Campionato del mondo.

Gli anni prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale vedono la realizzazione del Foro Mussolini dal 1932 al 1938 (poi chiamato Foro Italico) e di due dei quattro ponti nuovi previsti dal piano del 1931: il Ponte Flaminio progettato da Armando Brasini (iniziato nel 1936 e terminato solo nel 1949), che diede corpo al nuovo ingresso a Roma da Nord, e il Ponte Duca d’Aosta (Vincenzo Fasolo, 1936-39), che lega, ma in maniera incompiuta, il Foro Italico al quartiere Flaminio. Per il resto, le vicende del periodo tra il 1934 e il 1948-49 sono centrate soprattutto sulla costruzione delle quattro testate d’angolo su piazza Gentile da Fabriano, sul tracciamento dei percorsi viari secondari e sull’edificazione dei lotti retrostanti, in particolare tra lvia Vasari e via Vespignani, via Bregno e via Piero della Francesca, piazza Gentile da Fabriano e via Pannini, via Tadolini e via Antoniazzo Romano.

Rimangono invece irrealizzati gli due altri ponti, quello in prosecuzione di via Fracassini e soprattutto quello di piazza Gentile da Fabriano al Foro, nonostante il completamento dei quattro grandi edifici di testata del Tridente Flaminio e dopo che, dall’altra parte del fiume, il lato nord della piazza su cui si sarebbe inserito il nuovo ponte fosse già stato delimitato in base al progetto del 1933 dalla foresteria Sud (Enrico Del Debbio, 1932-33) e dalla prospiciente Casa delle Armi (Luigi Moretti, 1933-36).

Sulla sponda destra, peraltro, rimaneva invece insoluto il lato sud della piazza in questione, quello verso viale Angelico, occupato dalla lottizzazione al Prato Falcone, del 1919-24 (peraltro situata a una quota più bassa della piazza) mentre era stata definita la vicina piazza Maresciallo Giardino, grazie alla realizzazione del Museo di Architettura militare in angolo con il lungotevere della Vittoria (1933-40) e delle due testate d’angolo tra viale Angelico, via Corridoni e la circonvallazione Clodia (realizzate tra il 1934 e il 1948). Nello stesso periodo, la questione dell’innesto del Ponte Duca d’Aosta sul quartiere Flaminio ha un andamento che nega i progetti iniziali di sistemazione dell’area: mentre sono tracciati i lotti tra via A. Romano e via Giulio Romano ed è edificato l’angolo tra quest’ultima e viale Pinturicchio (tra il 1934 e il 1938), non si da seguito alla prosecuzione del nuovo asse trasverso originato dal ponte davanti al vuoto incompiuto della piazza Mancini, dove esisteva solo il breve tratto di via Poletti dietro alla caserma Montello.

Nei decenni successivi, a fianco di costruzioni intensive degli anni Trenta e Quaranta, nella zona del Flaminio da via Guido Reni a Ponte Milvio (zona Flaminio 3), si assiste ad un proliferare di fabbricati residenziali di alto livello a firma di ben noti architetti (Giulio Gra, Moretti, Vincenzo Monaco, Amedeo Luccichenti, Annibale Vitellozzi, Pier Luigi Nervi ??). Dall’altra parte della Flaminia invece, dove era il Campo Corse Parioli c’è un enorme deposito di materiale bellico fuori uso e sorge un villaggio di sfollati, il Campo Parioli, che poi si espande anche sui ruderi dell’Ippodromo di Villa Glori.

Pagine correlate: Quartiere Flaminio. Fino al 1869, Quartiere Flaminio. Dal 1870 al 1914 oggi, Quartiere Flaminio. Dal 1960 oggi