Alberto Moravia e Villa Giorgina

Questa pagina riporta un articolo “La polvere, dappertutto” di Lorenzo Pavolini pubblicato su www.accattone.altervista.org/archivio/_04/06/passeg_roman_04/pavolini.htm. che parla dei primi anni di Moravia, nel quartiere Sebastiani di fronte a Villa Giorgina, e del suo primo romanzo “Gli indifferenti”.

“La villa che Moravia aveva in mente quando nel 1925, a diciotto anni cominciò a scrivere Gli indifferenti era vicino casa sua. Si chiamava Villa Levi, oggi si chiama villa Giorgina, in via Po 27.
Era la villa che Moravia aveva di fronte a casa, durante l’infanzia segnata dalla tubercolosi ossea secca (“il fatto piu’ importante della mia vita”, ha detto) che lo costrinse a letto per cinque anni, i primi tre a casa, un villino in via Gaetano Donizetti oggi demolito, e gli altri a Cortina, nel sanatorio Codivilla. Moravia in pratica fino al 1932 non conosceva Roma, ma solo la zona dove abitava, via Pinciana, Villa Borghese e il quartiere Sebastiani, all’epoca quasi campagna. “Davanti a casa nostra c’erano campi di grano, la gente ci veniva a fare l’amore”. Ha raccontato in più occasioni l’episodio della madre che prende una carrozza a piazza Barberini e chiede di essere portata in via Giovanni Paisiello, e si sente dire dal vetturino: “E che, abiti alla foresta nera, signo’?”.
Dal villino di via Donizetti, attraversata la strada – considerate che non c’era l’attuale edificio basso chiaro della pizzeria Gaudì, già discoteca Histeria – Moravia si trovava di fronte al muro di villa Levi. Lì dentro chiude i personaggi del suo romanzo. “Ricordo benissimo che per me la questione importante, al tempo che componevo quel mio primo romanzo, era di fondere la tecnica del romanzo con quella del teatro”, grazie anche a questa preoccupazione di ordine formale i protagonisti de Gli Indifferenti escono raramente all’aperto, se ne stanno per lo più nei loro ambienti privati. Nel film di Maselli (1964) gli esterni si contano sulla punta delle dita, e questo in accordo con la struttura del romanzo, un teatro che si fa in salotto, in sala da pranzo, in camera da letto. Cene interminabili in puro stile Festen (n.d.r. Festen – Festa in famiglia è un film del 1998 scritto e diretto da Thomas Vinterberg, vincitore del premio della giuria al 51º Festival di Cannes). Tanto che Maselli riesce ad essere fedele al romanzo anche girando il film ad Ascoli Piceno. Quello che conta e’ lo spazio che sta al di la’ del muro, superata la macchia nera del cancello, i due pilastri bianchi, il fogliame scuro di un grande albero curvo sotto la pioggia, la ghiaia fradicia, le pozzanghere del parco, il vestibolo buio, il corridoio immerso nell’oscurità, la scala, l’anticamera… L’esterno è ostile, un’area perturbata dove l’animo si perde. Michele che va lungo i marciapiedi affollati viene colpito dalla vanità del suo stesso movimento, guardando in terra le “centinaia di piedi scalpiccianti nella mota”. “Tutta questa gente” pensa, “sa dove va e cosa vuole… io invece nulla… nessuno scopo… se non cammino sto seduto: fa lo stesso”. E Carla, la sera in cui si concederà a Leo, mentre osserva “con stupore la pioggia violenta lacrimare sul parabrise” si abbandona a una carrellata di congedo: “Addio strade, quartiere deserto percorso dalla pioggia come da un esercito, ville addormentate nei loro giardini umidi, lunghi viali alberati, e parchi in tumulto; addio quartiere alto e ricco…”. Il paesaggio urbano è assente dagli Indifferenti, se non sotto forma di “panorama della vita”. Moravia punta alla psicologia della città e arriva a rappresentare Roma senza mai descriverla.
Viene quasi da pensare che Gli indifferenti sono uno di quei romanzi, e poi di quei film, che se li porti all’aperto rischiano qualcosa. La luce, l’aria, la polvere… quest’ultima è l’elemento più temibile. Non in senso figurato (la polvere del tempo) bensì per quella capacità che ha il pulviscolo di insinuarsi negli appartamenti e depositarsi in un lieve strato sopra ogni cosa facendola sembrare chissà sporca o morta, o contagiata da un di fuori dove regna la confusione plebea. Uno dei capisaldi della vita borghese, si sa, è quello di tenere lontana la polvere dalle proprie stanze. La tradizionale copertura dei mobili con i teli prima della villeggiatura ne era un simbolo evidente, dico “era” perché non credo ci sia ancora qualcuno che lo fa, magari però mi sbaglio.
In una conversazione con Dacia Maraini a proposito dei luoghi della sua infanzia Moravia parla del giardino della prima casa in via Giovanni Sgambati, dove ha abitato fino agli otto anni – prima di spostarsi di cinquecento metri in via Donizetti – una palazzina di quattro piani, all’angolo con via Pinciana, affacciata su villa Borghese “un tipico giardino da quartiere di villini, con fontanelle, aiuole, vialetti ghiaiati. L’aveva fatto mio padre riempiendolo perfino di troppe piante e di alberi… C’era un berceau ricoperto di roselline bianche molto piccole dal profumo acuto e polveroso”. “Come polveroso? Erano coperte di polvere? Polvere di strada?” chiede divertita Dacia. “Non so da dove venisse la polvere. Allora la polvere era dappertutto. Non e’ che fossero ricoperte di polvere, ne erano velate. Il vento portava la polvere dalla campagna …” .

Il padre di Alberto Moravia, in realtà, era l’ingegnere architetto Carlo Pincherle, a cui si devono alcuni villini in via Piemonte, via Pinciana, via dei Gracchi. Anche il villino in via Sicilia 136, che è stata la sede della casa editrice Mondadori, e quindi della rivista «Nuovi Argomenti» (fondata da Alberto Moravia e Alberto Carocci nel 1953) è un suo progetto, come anche sua è la palazzina in via Po 12, sede dell’Espresso per il quale Moravia fece il critico cinematografico.

A villa Giorgina viveva quella che diventerà la moglie di Renato Guttuso, Mimise Dotti. Guttuso è stato amico di Moravia, ne ha dipinto uno dei migliori ritratti.
Il villino dove abitava la famiglia Moravia in via Gaetano Donizetti fu demolito, al suo posto c’e’ una palazzina costruita dall’impresa Garboli. La casa di via Giovanni Sgambati è diventata l’Albergo Villa Borghese.

Torna alla pagina Alberto Moravia

I commenti sono chiusi